COME SI VIVEVA UNA VOLTA (NONA PARTE) IL PANE

 

Come si viveva una volta

dai racconti dei nostri anziani (nona parte)


Il pane


Per fare il pane occorre farina, lievito, sale e acqua.

Per lievito si usava il “lievito madre” fatto in casa che era un po’ di pasta lievitata conservata in una ciotola di terracotta.

L’impasto si faceva nella “madia”aggiungendo un po’ di sale e acqua e poi si divideva a pezzi dando la forma voluta e si posava su una tavola tra due lenzuola abbondantemente infarinate( farina di granoturco) e riparati con un pannetto. Per la lievitazione occorrevano tre ore.

Il forno veniva riscaldato con delle fascine di legna per circa un ora e era pronto quando la volta si imbiancava. Allora veniva tolta la cenere e spazzolato poi si infornava il pane con una pala larga di legno e veniva fatto cuocere per circa un ora. Poi si toglieva dal forno si spazzolava per togliere i residui di cenere e si poneva nella madia ricoperto con un panno.


Accensione con le fascine si nota la pala di legno




Spazzolatura del piano del forno e pagnotte pronte per essere infornate




Il pane preparato in casa (nella foto Agostina Coppi, Carmela Camilli e il piccolo Simone Bellari)


Il forno pubblico nel Castello

Nel castello c’era un forno pubblico che da il nome alla via ed era al servizio delle massaie. (Il forno è stato smantellato)

Ci si organizzava per i turni: la prima massaia doveva scaldarlo e a seguire le altre lo riattizzavano.

Nel castello il pane veniva fatto anche in altri forni privati, con lo stesso sistema, ma ai padroni di detti forni veniva lasciato un “crescentino” (un pane più piccolo) per ricompensa.

Si ricorda il forno di “Ida” agli inizi del paese dalla parte del Portello nell’attuale casa di Dino Biagioni.








Foto storiche del forno pubblico in Castello che da il nome alla via dove era ubicato.



per la pulizia del forno
spazzola di rosmarino 



                                                  Pane sfornato con la pala


Il pancotto

Il pancotto è una ricetta vecchia come il mondo e come dicevano le nonne buttare “il pane è peccato” allora si usava il pane raffermo cotto con aglio, cipolla , carota, sedano, pomodoro e formaggio pecorino.





Mia nonna e il suo forno

Dagli Stati Uniti d’America arriva il ricordo della nonna Ida Maggianetti da parte della nipote Aida Antoni Pugliares:


Molto spesso mi ricordo della mia cara nonna Ida e sono sicura che molte persone specialmente di Ghivizzano Castello si ricorderanno di lei e della sua bontà. Nel parlare di lei non si può non ricordare del suo antico forno a legna. Infatti proprio mia nonna mi raccontava che quel forno esisteva al tempo dei Castracani e che veniva usato per i soldati. Ma il mio pensiero va a quando mi diceva che le famiglie ricorrevano a lei per cuocere il pane che avevano impastato e che doveva durare per tutta la settimana. Come ricompensa quelli che usufruivano il forno, lasciavano a mia nonna un piccolo pane detto “crescente” che veniva utilizzato a sua volta per preparare il pane. Io e i miei familiari non potremmo mai dimenticare i dolci che nonna sapeva preparare, come la “Bocca di Dama”, la quale per prepararla doveva sbattere dodici uova per un ora precisa, poi i biscotti, la torta di riso coi becchi, la torta di cioccolata e la Befana.



                                                       Nonna Ida Maggianetti




Segue decima parte

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N.B.:Gli accessi dagli USA si riferiscono anche ad "accessi tecnici" del sistema