COME SI VIVEVA UNA VOLTA (SECONDA PARTE) RICORDI DI VITA DEL SECOLO SCORSO
Come si viveva una volta
dai racconti dei nostri anziani (seconda parte)
Ricordi di vita, del secolo scorso. raccontati da persone di Ghivizzano
All’alba, prima che nascesse il sole, i contadini si recavano in campagna a lavorare la terra. Per rendere fertile il terreno occorreva molta fatica: si concimava con il letame o con il bottino, si vangava a mano, si spianava il terreno per facilitare l’irrigazione. I lavori più grossi si facevano aiutandosi a vicenda e gli uomini si sentivano legati alla natura e alla terra.
I contadini gestivano gli animali nella stalla con la mucca e il maiale che veniva ucciso nell’inverno per farne salumi e costine.
Per scaldare la casa c’era il camino e la sera, dopo aver dato da mangiare e bere alle mucche si mungevano e con il prezioso latte si faceva il formaggio e il burro con la zangola, oltre che per fare nutrienti colazioni.
Molto importante il pollaio che era alimentato a granoturco e le galline veniva lasciate libere nei cortili e nel periodo che producevano molte uova si mantenevano immerse in un recipiente dentro la calce sciolta nell’acqua.
Per lavarsi si scaldava al fuoco o al sole una tinozza di acqua che serviva al ritorno dalla campagna per togliersi da dosso il sudore e la fatica della giornata.
Le massaie, non avendo a disposizione denaro, per fare la spesa al negozio di alimentari aprivano un libretto dove il negoziante scriveva la data e l’importo della merce comprata che poi sarebbe stata saldata a tempo debito.
Le massaie per fare il bucato, nella conca e con la cenere, impegnavano molta fatica e intere giornate.
Alla sera dopo la fatica della giornata e una buona cena, in molte famiglie, prima di andare a letto, si recitava il rosario.
Nella camera da letto c’era un portacatino e una brocca con l’acqua che si usava alla mattina per lavarsi il viso e che spesso nell’inverno veniva trovata ghiacciata.
Il letto si scaldava con il “prete” con appeso uno scaldino pieno di brace ardente.
Camera da letto con il “prete” sotto le coperte per scaldare il letto e la candela sul comodino.
La centenaria Irene Cecchini ricorda
Troppo piccola per ricordare i fatti della prima guerra mondiale ma chiari quelli dei tempi dei “mostri di fascisti” che quando passava dalla strada un “fascistone” si doveva mettere la bandiera sul terrazzo e quindi era sempre “un metti e leva”. Quando pioveva la bandiera scoloriva e questo ai fascisti non piaceva. Soldi non c’erano per comprare la stoffa e allora bisognava scucirla e con l’aiuto di qualche vicina di casa, fare i colori e ritingerla. Dal suo terrazzo, nei pressi del ponte del Segone, venivano fatti i comizi. Lì ricorda c’erano le botteghe dove oltre ai commestibili, che si compravano sciolti, si acquistava anche il tabacco per il nonno. All’Osteria si potava mangiare e giocare a carte e Daniele, il padrone dell’osteria, non faceva entrare i ragazzi perchè gli avventori più grandi, spesso bevendo qualche bicchiere in più, bestemmiavano e si litigavano animatamente.
Ero la seconda di quattro figli e vivevo con i genitori ed il nonno. Mio padre Giuseppe per guadagnare qualcosa è stato ben nove volte in America, la terra la possedevamo ma il danaro andava guadagnato all’estero. Mio fratello più grande Agostino andò anche lui in America a 12 anni e lo rividi solo dopo la guerra perché durante il “fascio” non rispose alla chiamata di Mussolini.
Tornò nel 1947 per rivedere la mamma prima di morire. Luigi, il più piccolo, tra soldato e guerra è rimasto al pericolo per 8 anni, fu anche ferito in Africa. Tornò a piedi dopo lo sbarco degli americani in Sicilia magro e pieno di pidocchi. Quando arrivò in paese non lo riconoscevano e fu Teresa, una vicina di casa, che esclamò: “e’ Gigi!” La guerra fu brutta, i genitori vecchi, i ragazzi di mio fratello Mansueto piccoli, le bestie, i campi lavorati con difficoltà, poi la fuga nelle Coste di Coreglia e alla Ferriera con molti altri sfollati.
Quei “mostri di tedeschi” ci portarono via la vitella e il maiale dietro una spiata. Sotto le bombe, con un’amica, mi recai a Fornaci a comprare qualcosa da mangiare. Quel giorno lì mitragliarono anche il treno. Dopo i tedeschi arrivarono i Mori (americani) e gli Indiani. Eravamo ritornati nella casa di Camparlese. Noi in cantina e i soldati in casa. Avevamo i cannoni nella nostra selva sul Rio e quando sparavano tremava tutta la casa. I Mori davano qualche cioccolata ai ragazzi, lo zucchero per la mamma malata e qualche sigaretta per i grandi. Gli Indiani di notte portavano le focacce al maiale per loro animale sacro.
Fortunatamente grazie ai campi e al bestiame la fame non l’abbiamo mai patita. Le patate rimpiattate sotto il fieno, il grano nelle damigiane sotto terra e alle Molina dove erano attivi due mulini si macinava di nascosto. Poi dopo la guerra c’è stata la ripresa e la vita è andata sempre meglio.
Istruzioni di vita domestica
Siamo nel 1943 e agli sposi Don Tofani donava un librettino “Ricordo di nozze” che oltre ai dati anagrafici riportava vari consigli e il buon funzionamento del matrimonio.
Riportiamo le regole di “Vita domestica” che si consigliavano.
La casa
La casa va pulita con ordine e con metodo.
“Un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto”
Se la massaia non è una confusionaria che mette mano a cento cose in una volta e le lascia poi in giro, allora tutto va bene, altrimenti la casa sembra una bottega da rigattiere. Appena alzate, spalancate le finestre per dare aria ai letti. Anche d’inverno , l’aria deve entrare in quantità dalle finestre aperte; meglio aria fredda e pura che calda e puzzolente.
Finchè la camera prende aria , passate in cucina, poi nelle altre stanze se ve ne sono parecchie; di preferenza la brava donna sbriga la stanza di passaggio. E’ cattiva abitudine dare la pulizia generale solo a Pasqua e in altri periodi dell’anno, buttando all’aria tutto e ammazzandosi dalla fatica. Vi sono delle massaie che in apparenza tengono la casa ordinata, ma son piene di ripostigli, di casse, cassettine, tende e tendine, scaffali e scansie: in realtà che disordine!
E poi quante cose inutili! Poca roba e sempre accurata e ben tenuta. Meglio avere un abituccio modesto e qualche lira a risparmio, che non far tanto lusso e avere le tasche al verde.
Dunque ordine e pulizia con una regola fissa per aver costantemente tutte le cose a posto e pronte a portata di mano.
E’ brutta anche l’abitudine di certe donne di fare dei mucchi di biancheria da accomodare, da aggiustare e da stirare.
Allora capita che i poveri uomini la domenica , litigano e vanno fuori dei gangheri con ragione, perché all’ora di indossare la camicia stirata, la massaia, invece di averla bella e pronta, va sulla sedia o fruga nel sacco della lavandaia, e se non ha tempo di stirarla e attaccare i bottoni, la presenta così stazzonata al marito impaziente. Gli amici della massaia siano la scopa, la pattumiera, gli stracci per la polvere, le spazzole, il sapone, la lisciva e l’acqua in abbondanza. Questi buoni alleati, o spose, vi aiuteranno a diventare le regine del vostro piccolo regno. Nella polvere si annidano tutti i microbi.
Anche le spazzature, i rifiuti, e il gabinetto mal tenuto sono semenzai dannosi alla vostra salute e dei vostri fanciulli.
La persona
Il nostro corpo è il tempio dell’anima.
Condizione principale che ci permette di adempiere nostri doveri d’ogni giorno è la salute, la quale si mantiene mettendo in pratica le regole dell’igiene. Prima di tutto la salute si mantiene con la pulizia della persona e della casa; non abbiasi paura di consumar troppa acqua per bagni e er il bucato. Si capisce quanto importi che la pelle sia tenuta pulita con lavacri giornalieri e bagni frequenti di tutta la persona.
I sensi
Noi siamo dotati degli organi dei sensi: la vista, l’udito, l’odorato, il gusto, il tatto. I sensi sono la porta dell’anima e sono le vie per le quali arrivano all’anima le impressioni: se queste sono giuste, sane, equilibrate ne viene anche la giustizia, la saggezza, l’equilibrio dei nostri giudizi e delle nostre azioni.
Le letture
Un buon libro istruisce e diverte. Ma, se le letture buone sono alimento sano per la mente, per il cuore, per lo spirito al contrario le cattive letture sono la rovina specialmente della gioventù.
Leggere libri buoni, suggeriti da persone che ne sanno più di voi e che vogliono il vostro vero bene. Guardatevi dai romanzi che sono tranelli per attirarvi in basso e lasciate da parte i libri fantastici.
Un consiglio: non manchino in nessuna casa il Santo Vangelo ed i Promessi sposi.
I divertimenti
Dopo il lavoro è giusto e necessario il riposo fin dove è lecito e onesto, perché purtroppo vi sono anche divertimenti illeciti dai quali una famiglia cristiana deve astenersi.
Il cinematografo è un mezzo per se stesso assai utile all’istruzione ma spesso diviene la sorgente di ogni male morale e fisico.
Dobbiamo evitare le produzioni in contrasto con il buon costume, con la decenza e il pudore oppure che, senza essere del tutto immorali, non sono educative e rettamente istruttive. Lo stesso si dica riguardo agli spettacoli drammatici nei teatri: commedie, tragedie, farse ecc
Ballo
La gioventù, in generale, ama il ballo ed è felice quando può lanciarsi nel vortice di una danza, anche, purtroppo, se in ambienti estranei alle pareti domestiche. Nell’ambiente mondano del ballo, ove col contatto promiscuo si respira la rovina, ove la compostezza e la decenza fanno a poco a poco naufragio, l’anima e il cuore si alterano, vivono una vita di esaltazione, una vita che, non essendo vera vita, conduce alla morte morale. Quante figliole entrate colombe in una sala da ballo, né sono uscite civette!
Quanti giovani vi hanno trovato il principio della loro rovina.
Si guardino perciò i genitori cristiani dall’essere troppo facili a concedere ai loro figlioli di frequentare i balli
Copertina del libretto “Ricordo di Nozze” donato da Don Tofani agli sposi nel 1943
Segue terza parte
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