LA SPIAGGIA DEL SERCHIO UNA VOLTA

 

                               La spiaggia del Serchio una volta


Quando la spiaggia del Serchio era luogo di svago e di vita


La spiaggia sulla riva del Serchio, fino all’inizio degli anni 70, nel periodo estivo, era viva con molte persone che la frequentavano: i giovani e anche gli adulti per fare il bagno nei luoghi in cui il fiume aveva più profondità, intere famiglie che partivano da casa con seggioline e ombrelloni e a volte anche mangiare al sacco per passare intere giornate in riva al Serchio.

                                                      La piaggia del Serchio


Nel periodo fascista si ricordano le colonie sul greto del fiume per bambini e ragazzi per sostenere le famiglie e offrire un periodo di attività fisica e ludica con scopi anche di formazione.




Anche le Suore del nostro asilo organizzavano nell’estate la colonia per i ragazzi alternando giornate sul fiume con altre alle piane di Cagliaccio (la zona dietro al cimitero oggi zona industriale ricordata anche per passare la “merendella” del lunedì di Pasqua) con lo scopo educativo, didattico e di attività motoria.

Insomma la “colonia” era il prolungamento estivo della scuola invernale come periodo di vacanza quando la vacanza era un lusso per pochi.

Si ricorda la zona dove le suore portavano i ragazzi partendo dall’asilo nel castello tutti in colonna fino al fiume.

Si attraversava la via Nazionale, ricordando suor Benedetta che faceva da vigile, per poi arrivare all’ultimo sottopassaggio ferroviario, in Dezza, dove c’era un ampio arenile nei pressi dell’impresa Minetti che macinava sassi per fare sabbia.


Il campo estivo con le Suore


Insomma un periodo per la gioventù da passare all’aria aperta sfruttando al massimo le ore di luce della giornata per agevolare la loro spensieratezza con giochi di movimento, canto corale, passeggiate e imparando le regole del vivere insieme.


IL BAGNO NEL SERCHIO

In quel periodo, nei punti dove il Serchio aveva dei fondali, molte persone facevano il bagno e si ha ricordo di alcuni giovani morti per imprudenza specie a causa delle acque piuttosto fredde.


PESCARE NEL SERCHIO


Molti paesani andavano al Serchio a pescare e si poteva portare a casa anguille, barbi e rovelle in quei tempi di magra ottimi per l’alimentazione della famiglia.



                                            Sopra la rosella e sotto il barbo




LA RACCOLTA DELLE VETRICI


Lungo la vicinanza del Serchio, alcune persone raccoglievano da cespugli di vetrici i rami flessibili di una specie di salice comunemente usati nella cesteria per intrecciare canestri ceste e panieri. Questi rami, tagliati al calcio del cespuglio, spesso chiamati vimini, venivano scortecciati e macerati per renderli più flessibili



                                            Scortecciatura dei rami di vetrice




                                  Cestino di vimini e fascetti di salici pronti all’uso











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