COME SI VIVEVA UNA VOLTA (QUARTA PARTE) VITA NEI CAMPI

 

Come si viveva una volta

dal racconto dei nostri anziani (quarta parte)



La vita nei campi


La vita era esclusivamente agricola e la giornata di lavoro era di 11 ore dedicandosi ai campi e all’allevamento di bestiame.

Anche le donne aiutavano nei lavori agricoli.

La vita era gestita dalle stagioni con i vari lavori di pulizia del sottobosco, sistemazione dei sentieri, tagli delle legna anno per anno sempre attenti alle fasi lunari.

Da una parte c’erano l’asprezza della vita, la povertà, la mortalità infantile...dall’altra la tranquillità, la pazienza, l’aiuto reciproco , lo spirito comunitario.


LA STALLA E IL FIENILE


Era il ricovero per gli animali con piccola finestra, abbastanza buia. Lungo la parete la mangiatoia con sopra la greppia per il fieno.

I lavori quotidiani dentro la stalla erano la mungitura e il cambio della lettiera per gli animali, che veniva ammucchiata nella concimaia che era accanto alla stalla.

Era un luogo molto frequentato, soprattutto nei mesi invernali, per approfittare del tepore e dove passare buona parte della serata.


Il fienile era la stanza preposta alla raccolta della paglia e del fieno, era costruita direttamente sopra la stalla e nel pavimento recava una botola (chiamata abbattifieno) per lo scarico del foraggio nella stalla sottostante.

Per arieggiare c’era una parte del muro con mattoni messi in modo da far passare l’aria.(mandolato)



Oggi i fienili si costruiscono staccati dalla stalla anche per evitare il pericolo di incendi e miglior conservazione dei foraggi stessi.





sopra la stalla di Camilli Umberto con mucca e vitello a lato stalla con accanto il fienile


L’ALIMENTAZIONE


Il pane era la cosa principale, era di grano oppure di segale(molto scuro) L’impasto era fatto con farina,acqua,sale, lievito (ricavato da un precedente impasto che si lasciava riposare in una tazza sul camino o in un angolo della dispensa chiamato “levame”) e patate bollite e schiacciate che conferivano al pane una certa freschezza e permetteva una lunga conservazione.

In genere si faceva una volta alla settimana.

Per condire si usava il burro o olio di oliva.

I cibi di ogni giorno erano polenta, minestra (con patate, cipolle, legumi ) in inverno cavoli e in estate bietole e i prodotti dell’orto.

La patata era uno dei prodotti più rinomati come pure la castagna e la farina di granturco.

Grande importanza aveva il latte specialmente per i bambini e i malati. Con la cima (la panna) si faceva il burro e si usava per cuocere castagne e legumi e principalmente per fare il formaggio.

La frutta era quella di stagione: mele, pere, ciliegie, susine e uva.


Un discorso a parte da fare per le castagne

Si raccoglievano e si facevano seccare nei metati (ne parleremo a parte)

Con la farina si faceva la polenta che rientrava spesso nel menù settimanale o si consumavano secche, cotte in zuppa con il latte.

Si usavano le uova e la carne compariva sulla tavola alla domenica principalmente il pollo. Si dedicava grande attenzione alla coltivazione della vite e la bevanda principale era il vino.

Nella vita monotona del borgo l’osteria e le ripetute bevute con gli amici alla domenica.

Per mantenere gli alimenti si mettevano sotto sale oppure essiccati o affumicati.

Dobbiamo ricordare che a causa della cattiva conservazione degli alimenti erano frequenti i casi di tenia o vermi intestinali, specie nei bambini. (si ricorda che per eliminarli si usava appendere al collo dei bambini una collana con alcuni spicchi crudi di aglio)


Si ricorda la tradizione per carnevale i cenci fritti , per San Giuseppe le frittelle fritte nel grasso di maiale, per San Pietro la torta con i becchi e per Pasqua la pasimata benedetta, un pane confezionato per l’occasione con il profumo dei semi di anice.


La merenda, nel dopo guerra, si faceva alle sedici e aveva come base il pane, cibo primario, che a fette veniva insaporito in vari modi: pane e olio, pane e pomodoro, pane vino e zucchero, pane burro e marmellata.


                            Secchia di rame per tenere l’acqua sul’ acquaio






                                                secchiello e ramaiola






                                                 Pentole in terracotta






                                                 Caffettiera e fagioliera





                                               setacci per pomodori





                                                                    Grattugia e fiaschetta







                                                    Tosta orzo







Fornacella a carbone e ventaglio per tenere il carbone acceso




                                                    tegame di coccio




                                                     Bagnarola




                                                Laveggio in coccio




Recipiente per fare il burro




Bricco per fare il caffè




                                                  Macinino per il caffè




                                                         vaso in terracotta per lo strutto









                                                  Vasi di coccio









                                               Vecchi ferri da stiro


Per stirare il ferro a sinistra si riempiva di brace e quello a destra si metteva sulla stufa per riscaldarlo


Il DDT volgarmente chiamato “flit


Il Dicloro-Difenil-Tricloroetano ovvero il DDT fu usato come insetticida fin dal 1939 per debellare la malaria e usato comunemente, con l’apporto di una bombola a stantuffo, contro le mosche e altri insetti ma poi vietato dal 1969 perché produce effetti cancerogeni.




                                                                                             segue quinta parte








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