COME SI VIVEVA UNA VOLTA (NONA PARTE) I GIOCHI DI UNA VOLTA
Come si viveva una volta
dal racconto dei nostri anziani (ottava parte)
I giochi di una volta
Mosca cieca
Si fa la conta per stabilire chi viene bendato al quale vengono fatti fare dei giri su se stesso per disorientarlo. I compagni gli girano intorno e poi scappano per non farsi prendere. Chi viene acchiappato viene a sua volta bendato e tocca a lui acchiappare gli altri.
Tiro della fune
E’ un gioco di forza a squadre di origine contadina.
Le due squadre si dispongono all’estremità della fune e il campo viene diviso da una linea equidistante dalle due squadre. Al segnale del giudice si inizia a tirare, cercando di portare la squadra avversaria ad attraversare la linea divisoria.
Si dichiara perdente la squadra che vedrà il suo ultimo concorrente oltrepassare la linea.
Corsa nei sacchi
Si tratta di correre con le gambe in un sacco che viene tenuto alzato fino alla vita con le mani e saltellando si procede verso l’arrivo.
Corsa con l’uovo nel cucchiaio
Consiste nel tenere in bocca un uovo sodo (oppure una pallina) dentro un cucchiaio e correre verso il traguardo senza farlo cadere.
Gioco della “campana”
Il gioco della campana consiste nel disegnare uno schema numerato sul terreno composto da nove caselle (dal 1 alla 9)come da schema allegato e una decima per rigirarsi e tornare alla partenza. Il giocatore lancia una pietra sulla casella uno e deve raggiungerla saltellando su una gamba all’interno delle stesse.
Vince chi, senza perdere l’equilibrio o uscire dagli spazzi dello schema, riesce a raggiungere l’ultima casella dello schema ed a sollevare da terra la pietra su una gamba. Nelle caselle doppie si può saltare con tutte e due le gambe.
Guardia e ladri
Si formano due squadre che assumeranno il ruolo rispettivamente di guardie e di ladri. I bambini nel ruolo di guardie inseguono e catturano quelli del gruppo dei ladri che vanno in prigione (in un angolo del luogo di gioco) e potranno essere liberati da un compagno che riesce a toccarli. Il gioco finisce quando tutti i ladri vengono catturati.
Gioco del fazzoletto (o ruba bandiera)
Si fanno due squadre contrapposte e si assegna ad ogni giocatore un numero mentre una persona, al centro del campo di gioco, tiene penzoloni un fazzoletto e chiama un numero.
I due ragazzi chiamati corrono a prendere il fazzoletto e quello che lo prende e ritorna correndo al posto, senza essere toccato, prende un punto, altrimenti il punto andrà ha chi a toccato chi a preso il fazzoletto. Vince la squadra che raggiunge 10 punti.
Carretti per gare in pendenza
Per costruire questi carretti occorrevano 4 cuscinetti a sfera, assi e pezzi di legno e chiodi per l’assemblaggio.
Le ruote erano sostitute dai cuscinetti e si formava un carro basso adatto a corse spericolate in pendenza.
Esistevano con lo sterzo o senza e con o senza schienali.
Il gioco del pallone
Si ricorda quando, anche non molto tempo fa, i ragazzi si trovavano all’aperto (esempio nella piazza della stazione) bastava una palla; a sorte si componevano le squadre, si posizionava delle cassette per stabilire la porta e il divertimento era assicurato.
Avere un pallone di cuoio era un lusso (i palloni all’ora avevano un apertura e dopo gonfiati si chiudevano con delle stringhe, mentre i più anziani ricordano palloni fatti con gli stracci)
Come si nota erano tutti giochi da fare all’aperto, altri giochi per bambini era cavallini a dondolo e trottole
Si ricorda che i ragazzi giocavano anche a fare la bottega utilizzando pezzetti di foglie, rametti o sassolini e pezzetti di carta, di varie misure, per fare i soldi mentre le femmine a “mamme” con bambole e pentolini di coccio per preparare da mangiare.
“Il peggio paga” gioco con le bocce
Frediani Vincenzo ricorda che negli anni 50 diversi giovani si divertivano a “il peggio paga” un gioco con le bocce fatto per le stradette o i vicoli. Con le bocce fatte con il legno di “scopa” si tirava, un giocatore dopo l’altro, verso un pallino per varie volte e quello che aveva la somma dei tiri peggiori (più lontani dal pallino) doveva pagare uno spuntino presso il bar di Bombolo (Silvio Tomei)
Giochi di carte o da tavolo
Nel passato, alla domenica, era consuetudine per gli uomini passare il pomeriggio al bar a giocare a carte tra un caffè, un bicchiere di vino e l’altro (la campanella) e non era raro il rientro a casa, per molti, un po' sbronzi. Si giocava a scopa, briscola, rubamazzo, tressette, scopone o scala quaranta (ramino)
Nelle case, specie per le feste, si giocava a tombola mettendo in palio pochi spiccioli e non mancava di giocare con le carte a “levacamicia” o fare vari solitari.
Non mancava di giocare con una scacchiera anche a “dama” a “filetto” o con gli scacchi e spesso le serate e i pomeriggi domenicali si passavano a giocare nelle case con i giochi da tavolo tra parenti e amici. (famoso era il “Monopoli”)
Si ricorda l’uso di fagioli per segnare i numeri estratti della tombola sulla cartella e questo gioco nel passato veniva organizzato dalla parrocchia e dal Gruppo Ricreativo Parrocchiale, che di recente ha proposto il gioco con una bella polentata denominato “polentombola”
Si ricordano accese discussioni al bar durante le partite di “scopone” tra giocatori appassionati e tra i migliori giocatori troviamo Franceschini Aldo, Alessandri Romano, Ceccarelli Augusto, Maggianetti Cesare, Franceschini Alfio, Pasquale Puccetti, Biagioni Umbertino e Cecchini Luigi.
Lo scopone veniva giocato con 4 carte in tavola o senza carte in tavola e allora si chiamava “scientifico” e al bar intorno al tavolo da gioco raccoglieva diversi spettatori che doveva rigorosamente stare zitti.
Le carte usate a Ghivizzano sono quelle italiane illustrate con i semi francesi cuore, quadri, fiori e picche con le figure fante, donna, e re.
Il gioco da tavolo del Monopoli
Mazzo di carte
Molti ricordano il gioco del “levacamica” un gioco semplice e divertente che potevano fare anche i bambini piccoli.
Si può giocare in due o più persone dividendo le carte in parti uguali. Senza guardare il contenuto e a turno si gira una carta.
Le carte vincenti sono l’uno, il due e il tre che al loro arrivo obbliga l’altro a girare quante carte indica la carta vincente (una, due o tre) e nel caso esca una di queste si interrompe e tocca girare all’altro. Completato il turno il giocatore vincente prende tutto il mazzetto e pone sotto il suo e il gioco continua fino a che uno non termina tutte le carte.
Segue nona parte
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