COME SI VIVEVA UNA VOLTA (SESTA PARTE) LE NONNE FILAVANO

 

Come si viveva una volta

dai racconti dei nostri anziani (sesta parte)


L’arte del filare. del cucire, del ricamare e del lavoro ai ferri e all’uncinetto


Le nonne filavano…


Nelle sere d’inverno con il lume a petrolio e il fuoco sempre acceso le mani delle nonne erano sempre in movimento, il fuso che girava e il filo che cresceva arrotolandosi. Il fuso era un legnetto tornito lungo circa 25 cm. Con pancia al centro e sottile alle estremità.

Quando la canapa era pronta per la filatura si usava “la rocca”( o conocchia) che era una canna lunga circa un metro con l’estremità ingrossata e dove si incastrava un grosso ciuffo di canapa (la stoppa) che appoggiavano alla spalla e creavano il filo che arrotolavano sul fuso, dando a questo una spinta con le dita lo facevano girare appeso alla rocca. Così iniziava la filatura.

Si doveva far girare sempre il fuso dandogli spinte ogni pochi secondi e accompagnando la stoppa con le dita bagnandola con l’acqua evitando il formarsi di nodi e ispessimenti.

Finita la stoppa sulla rocca veniva riempita di nuovo sostituiva il fuso con uno vuoto e ricominciava il lavoro. Alla fine del lavoro si provvedeva a svuotare i fusi formando delle matasse. Le matasse poi venivano passate sull’arcolaio o il guindolo per fare gomitoli che poi passavano al telaio per fare il tessuto.

Al telaio la canapa tessuta dava origine a tutta la biancheria necessaria a tutta la famiglia: canovacci, lenzuola, asciugamani che venivano poi arricchiti con trine e ricami dalle mani esperte delle donne.




                                        La nonna che filava con la rocca e il fuso





                                                      Rocca o conocchia e il fuso







                              Cestino con i fusi e i gomitoli e matassa di canapa














                               Vari tipi di arcolaio o guindolo per fare le matasse


Si ricorda che alla fine del 1800 e agli inizi del 1900 a Ghivizzano si coltivava la pianta della canapa ed era una grande risorsa per la gente di quel tempo. La pianta della canapa era la “pianta dai mille usi” infatti si possono ottenere dalla birra, al cordame, alla carta e nelle nostre zone principalmente tessuti e filati. (lenzuola, asciugamani, strofinacci)

Dopo gli anni 50 perse di interesse perché sostituita dal cotone e altre fibre meno costose.

Questa pianta erbacea alta circa 2 metri con l’interno legnoso e la buccia che serviva per fare il filo si raccoglieva in agosto in mazzi e dopo aver preparato una specie di pozzo sulle rive del Serchio o di altro torrente, si teneva a mollo nell’acqua corrente e vi si poneva sopra delle pietra in modo che la catasta rimasse tutta sotto l’acqua. Dopo una decina di giorni i mazzi si battevano sull’acqua che far si che la buccia si staccasse dalla parte legnosa.

Una volta asciutta si procedeva con un attrezzo chiamato “capra” e con una specie di coltello di legno a troncare e spezzettare la parte legnosa che veniva completata utilizzando la “gramola”

Il lavoro passava alle donne con la pettinatura che consisteva nel passarla con una tavoletta ricoperta da tanti chiodi fitti poi si filava con la “rocca” per poi ritorcere con le dita il filo ottenuto e avvolgerlo sopra il “fuso”.

Quando erano riempiti molti fusi bisognava svuotarli e occorreva il “votafusi”che era un arcolaio di legno che permetteva di fare le “acce”. Dopo averle lavate si passava a fare i gomitoli con il “guindolo” e il lavoro passava al telaio per diventare tessuto.

L’arte del lavoro a maglia

Si fa utilizzano vari tipi di ferri di diversi materiali per fare indumenti e coperte

A differenza dei ferri da maglia, con l’uncinetto si maneggia una maglia alla volta e questo permette un maggior controllo del lavoro. Grazie a questa tecnica si possono ottenere vari tipi di punti, da quelli più traforati a quelli più compatti.




                                                        Lavoro all’uncinetto




                                                          Lavoro ai ferri


L’arte del cucire


L’ovetto di legno di faggio utile per rattoppare buchi nei vestiti indispensabile per il rammendo o la riparazione dei calzini.




Il ditale è un piccolo oggetto di metallo usato per proteggere le dita mentre si cuce. Si infila sul dito medio o indice e lo si usa per spingere la cruna dell’ago.






Verso la fine dell’800 arrivò anche a Ghivizzano la macchina da cucire. I primi modelli erano a manovella alimentata a mano per poi passare con il mobiletto a pedale ed oggi elettrica.

Si ricorda anche una macchina per fare il “punto a giorno” o giornino.



                                               Macchina Singer a manovella




                                                  Macchina Singer a pedale





                                               Macchina per il “Punto a giorno”



                                              Macchina per cucire elettrica di oggi


Si ricorda che nel passato l’arte del cucito e del ricamo passava da madre a figlia e nel nostro paese presso l’Asilo le suore insegnavano a tutte le ragazze l’arte del cucito e del ricamo e infatti tutte le donne meno giovani sanno usare ago e filo per le varie esigenze che si incontrano in famiglia.





Segue settima parte

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N.B.:Gli accessi dagli USA si riferiscono anche ad "accessi tecnici" del sistema