FIGURA E OPERA DEL DOTTOR EDOARDO STEFANUTTI ( I RICORDI - SECONDA PARTE)
FIGURA E OPERA
DEL DOTTOR EDOARDO STEFANUTTI
(i ricordi – seconda parte)
Da un articolo di Terra Lontana del aprile 1963
Da una corrispondenza di un amico del Dottor Stefanutti
…...l’articolo che avete pubblicato dedicato all’amico e maestro dottor Stefanutti mi fa ricordare….
Da vari anni eravamo in continua corrispondenza e sovente egli condivideva con me il suo cordoglio per la perdita della sua amata Lisetta. A Vitiana io vivevo a poche case di distanza dalla sua residenza. Conobbi i suoi genitori per molti anni e li lasciai a Vitiana quando io partii per gli Stati Uniti nel 1914.
Edoardo e Lisetta istruivano un gruppo di giovani del paese creando una Filodrammatica e per qualche anno recitammo a Vitiana. Mi ha vivamente colpito apprendere che il mio amico fu seppellito nel reparto della Misericordia nel cimitero di Lucca, città dove io nacqui.
Ma come mai le sue spoglie furono abbandonate in tale misera condizione?
Un Benefattore come Stefanutti meritava un monumento!
Nessuno fra voi né volle né potè fare una colletta fra voi e all’estero per poterlo seppellire decentemente?
Io non sapevo delle sue strette condizioni finanziarie.
Tanto è vero che quando osavo inserire del denaro in una lettera, per celia, nella risposta mi sgridava per averlo fatto per paura che la lettera andasse smarrita.
Anche nell’ultima lettera che io ricevi da lui mi diceva: “...dei dollari non dovrei ringraziarti! Non perché sono denari ma perché fai correre il rischio che io non riceva la lettera e la corrispondenza per me è la più desiderata.. Tu sai che ti ho sgridato e ricordati di non farlo più”.
Quella lettera porta la data del 4 dicembre 1956 pochi giorni prima della sua morte e non mi aveva neppure detto di essere stato ammalato….
Per me la morte del dott. Stefanutti fu penosa quando la seppi, tengo tante sue lettere e sue fotografie ed un quadro da lui dipinto, di un angolo di Vitiana con il cimitero nel centro ed i monti delle Pizzorne sullo sfondo.
Ringrazio sentitamente il prof Aldo Pellegrini per il suo articolo e ringrazio pure tutti voi per averlo pubblicato.
Sinceramente vi saluto
Leo Ricci
Dipinto del Dott: Stefanutti ponte di ferro a Calavorno
La redazione di Terra Lontana risponde al signor Leo Ricci come il prof. Pellegrini riporta che il dottor Stefanutti desiderava “scomparire” in una povera tomba lontana da chi lo conobbe e riceve il dono della sua beneficenza… e questo, riteniamo per espresso desiderio del dott. Stefanutti stesso.
Certamente l’idea del monumento sarebbe stata magnifica...e continua così….chissà, forse domani, troveremo un po' di tempo da dedicare anche alle figure del passato.. per ora accontentiamoci di ricordare la memoria degli uomini migliori cercando di emularne la vita e le opere. E non sarà poco.
“Ultima ora” da Terra Lontana del agosto 1964
“Riusciremo a traslare a Calavorno i resti del
Dottor Stefanutti?”
Tra breve il Comune di Lucca esumerà le salme di defunti da oltre 10 anni.
Se non esiste qualcuno di famiglia che abbia altre intenzioni, i miseri resti del compianto Dott.Stefanutti finiranno nell’ossario comune.
Terra Lontana lancia un appello agli amici di Calavorno perché prendano l’iniziativa per ricondurre i resti del dott. Stefanutti nel Cimitero del paese che lo conobbe nel pieno svolgimento della sua opera altamente umanitaria.
T.R.
In memoria del dott. Stefanutti
Da un articolo di Terra Lontana del settembre 1964
….si ricorda che il dott. Stefanutti è morto a Bagni di Lucca il 6 ottobre 1956 e il suo nome non potrà essere dimenticato specialmente dalla gente di Ghivizzano e Calavorno che dalla sua persona ricevettero cure e assistenza come medico e grande benefattore a promuovere attività, benessere e progresso.
Fiorentino di nascita si era innamorato della Valle del Serchio, che divenne la sua patria di adozione.
Quando la sua età gli fese intendere di non poter continuare nel ritmo consueto di benefattore, volle scomparire e lasciò scritto nel testamento che desiderava essere seppellito nel cimitero di Lucca in terra comune. Tra due anni la sua tomba verrà rimossa e le sue ceneri disperse. La popolazione di Ghivizzano e di Calavorno non desidera e non vuole che questo avvenga e tale proposito,interpreti della volontà di tutti, si sono riuniti a Calavorno è hanno formato un Comitato che si faccia promotore per l’acquisizione di un loculo privilegiato che accolga le sue spoglie mortali e ne tramandi il nome degnissimo.
I contributi sono raccolti dai medici dott.Chiesa Marino e Bonini Gino.
Il comitato promotore è composta da:
Don Giuseppe Meschi parroco di Ghivizzano
Don Francesco Santini parroco di Calavorno
Dott. Marino Chiesa
Dott. Bonini Gino
Geometra Ceccarelli Leandro
Giambastiani Umberto
Puccini Carlo
Prof. Carlo Salani
Prof. Aldo Pellegrini
Aderisce anche la sezione combattenti di Ghivizzano e di Calavorno di cui il dott. Stefanutti fu fondatore e attivissimo presidente.
Tutto questo movimento non portò poi a nulla e alla data prestabilita, non avendo avuto nessuna comunicazione ufficiale, i resti mortali del dottore sono finiti nell’ossario comune del cimitero di Lucca come certamente lui aveva desiderato.
Da un articolo del prof. Pellegrini del Novembre 1965
Nell’occasione delle Celebrazioni del IV Novembre durante il tradizionale banchetto dei combattenti e reduci il professor Pellegrini ricordò l’ex presidente dei combattenti dott. Edoardo Stefanutti, uomo di virtù patriottiche, benefattore amoroso e generoso.
Tutti gli abbiamo vissuto accanto e abbiamo conosciuto l’organizzazione che assicurò ai combattenti lo sfruttamento agricolo ed arboreo dell’alveo del fiume Serchio, che ottenne dal Ministero dell’Agricoltura (la bonifica) i fondi per il rimboschimento dei nostri monti e la sistemazione con opere murarie dei torrenti, che diffuse l’istruzione e l’amore per il teatro fondando una compagnia di filodrammatici, che fu presidente della caccia e della pesca, che organizzò cantieri per la costruzione di strade concorrendo anche di propria tasca, che fondò in Calavorno la società di mutuo soccorso.
Il professore Pellegrini ricorda che è morto il 6 dicembre 1956 a Bagni di Lucca ed è stato sepolto in terra comune nel cimitero di Lucca, per sua volontà. La pietra della sua tomba riporta il n° 189 e quella pietra e quelle spoglie il prossimo anno verranno rimesse e le ossa gettate nell’ossario.
Nel testamento lasciò scritto che non voleva onori e testimonianze di affetto, nessun funerale solenne, il suo cadavere rivestito del camice bianco del medico, anche l’ultimo vestito fu donato ai poveri, come i libri e i ferri chirurgici furono destinati ai missionari di Cristo nel mondo.
Stefanutti era nato per donare.!!!
Il professore Pellegrini però sostiene che quando si tratta di un benefattore come Stefanutti, se il popolo decreta delle onoranze come la conservazione delle ossa, il rispetto della volontà non ha più senso perché l’uomo non appartiene più a se stesso, ma ai beneficati.
D’altra parte , se si volesse indagare sulla volontà dell’estinto, bisognerebbe concludere che neppure un’epigrafe che lo ricordi egli approverebbe.
Da una corrispondenza con Terra Lontana febbraio 1965
Il signor Leo Ricci, abitante a Los Angeles (California) amico del dott. Stefanutti invia a Terra Lontana dei ricordi con allegato alcuni spezzoni di lettere del dottore stesso a testimonianza dei caldi sensi di questo cavaliere dell’ideale grande amico degli umili.
4 giugno 1952 - “….ho ormai fatto l’ultimo gradino e non ho più che ricordi” “...Non ho più scopo nella vita e spero che presto finisca”.
Aveva 78 anni e, nonostante il suo aspetto ancora energico e sorridente, sentiva le sue forze non più corrispondenti al desiderio di bene che traboccava ancora dalla sua anima.
19 dicembre 1952 - “Nella solitudine spirituale nella quale sono piombato, con la perdita della mia adorata Lisetta,(la moglie) queste voci lontane di amici affezionati mi fanno rivivere i tempi lontani della felicità e io ti sono proprio riconoscente. Seguita a volermi bene come te ne voglio io.”
Sapevamo che la lunga malattia della moglie lo aveva prostrato anche fisicamente perché da solo l’aveva vegliata ed assistita ogni notte. Tuttavia, abituato a soffrire, non volle mai esternare ad alcuno le sue ansie, i timori, le disperazioni….Insomma volle eroicamente provarsi di quelle gran consolazioni che un uomo afflitto e infelice può attingere dall’amicizia e soprattutto quella di confidare le sue pene a qualcuno.
Così avveniva non perché Stefanutti fosse privo di amici, ne aveva anche di affettuosi, ma li aveva per far loro dei piaceri, non per chiederli, tanta era la sua discrezione.
12 Aprile 1953 - “..e mi parli dei vecchi amici di Vitiana…. Mi hai fatto tornare di volo ai tempi, a quei bei tempi di quando eravamo tutti giovani e spensierati”
31 luglio 1953 - “Ho ancora le tue lettere che mi tengono compagnia e mi servono di conforto nella solitudine in cui sono piombato. Non c’è altro per me che ripensare ogni tanto i ricordi, e tu sei fra i cari ricordi d’un tempo.”
18 dicembre 1954 - “ e mi fai veramente sentire il conforto d’un amicizia fedele. Ciò che ormai è l’unica consolazione che mi resta nella mia vita, ora che non ho più Lisetta.”
14 maggio 1955 - “..con la perdita della mia cara è finito ogni scopo di vivere….Se sarà destino che ci possiamo rivedere, bene, se no, ci rivedremo lassù a suo tempo”
12 agosto 1956 - “….hai saputo toccare il mio cuore con la carezza di un amico e con la volontà di confortarmi ragionevolmente a proseguire la vita che il destino ci ha segnato, Grazie! Queste parole resteranno nella mia mente e nel cuore...”
1 ottobre 1956 -” ..ora ti mando la mia ultima fotografia. Dopo te la manderò dal cielo….Un abbraccio dal tuo…..”
Da un articolo del 1972
Nei primi mesi del 1972, nell’ambito della sagra la”Lasagnata” a Calavorno si è tenuta la 1° mostra di Pittura “Dottor Edoardo Stefanutti” promossa dalla Direzione Didattica di Borgo a Mozzano e riservata a i ragazzi della scuola elementare con premiazione da parte del Direttore Didattico prof. Quilici, dal sindaco di Coreglia e dal dott. Chiesa.
Il prof. Icilio Pardini ricorda l’amico Stefanutti
Del nostro medico condotto morto a Bagni di Lucca l’anno 1956 ormai la memoria è ridotta alle persone della terza età soltanto i sessantenni gradiranno questo ricordo d’un benefattore: ci viene dalla penna d’un amico, il prof. Icilio Pardini del Borgo a Mozzano, primario di ostetrico-ginecologico degli Ospedali riuniti di Livorno.
“Il dott. Stefanutti era di casa a Borgo a Mozzano, data la profonda amicizia con mio padre e la reciproca stima.
(Molti ricorderanno il direttore didattico, poi ispettore Alfredo Pardini della scuola elementare)
Mio padre mi raccontò che all’età di tre anni, Stefanutti mi salvò da una difterite con la cura del siero che dovette cominciare ad essere somministrato in quell’epoca (1910).
Quando io avevo 4 anni si seppe in Borgo di dover andare ad Anchiano per fare la Cresima. A quel punto era questa l’età per la Cresima e allora il dott. Stefanutti mi fece da padrino. Non se lo dimenticò più ed io ero il suo figlioccio e lui e Lisetta(la moglie) erano il mio “patroccio” e la mia “mammoccia”e volle sempre fino agli ultimi giorni che lo chiamassi così.
Con Lisetta poi scherzavo come con una persona di famiglia. Lei aveva un senso di ribrezzo verso quei ragnetti che si trovano in campagna sui parapetti delle finestre e che sembrano muniti di due enormi baffi.
In tutto la corrispondenza che ebbi con il dott. Stefanutti il disegnino del ragno era il segnale iniziale.
Quando presi la laurea in medicina e chirurgia mi fece continue pressioni finché prendessi il diploma di abilitazione all’esercizio della professione, diploma il cui esame dovetti sostenere a Perugia nel gennaio 1933. Appena tornato da Perugia mi passo le consegne della sua condotta medica di Calavorno, dovendo recarsi per un mese a Firenze.
Ecco ora un episodio narratomi da mio padre e avvenuto assai prima che nascessi. Una sera i due grandi amici erano stati invitati ad una festa da ballo a Vitiana e allora mio padre che suonava il violino e Stefanutti che suonava la chitarra decisero di partire recando con se i propri strumenti, ma lungo la mulattiera per Vitiana scoppiò una di quelle tempeste che si vedono proprio di rado. Arrivati alla casa degli ospiti tutti si fecero in quattro per asciugarli, ma i nostri eroi erano più preoccupati per lo strumento.
I padroni di casa li presero in consegna assicurando di provvedere con la massima cura e misero gli strumenti nel forno dove erano stati fatti gli arrosti per la cena. Finita la festa quando andarono a ritirare il violino e la chitarra li trovarono scollati e in pezzi. Dovettero farli riparare con notevole spesa.
Il dott. Stefanutti era un uomo con un’intelligenza non comune, ben preparato come medico dagli studi fatti all’Università di Firenze. Un medico che entrato nella stanza d’un malato, alla sola ispezione sommaria e con qualche domanda al paziente aveva già fatto la diagnosi. Gli bastava una palpazione più profonda, un’accurata ascoltazione e la sua supposizione era confermata.
La terapia? Devo dire che lui forse ci credeva poco (e aveva ragione specie a quei tempi) ma le sue cure erano sempre appropriate ed ho visto anche di recente soggetti curarsi da lui, dopo esperienze negative con altri medici, che erano risorti dopo i primi giorni di cura.
Per la pittura c’è da dir molto:io per esempio possiedo un ritratto ad olio della signora Lisetta e molta gente osservandolo mi ha domandato se era di un “macchiaiolo” (famosa categoria di pittori di fine ottocento)
Anche il padre di Stefanutti era un bravissimo pittore e di lui possiede magnifici quadri la signora Pieruccini di Calavorno.
Per la musica era un grande ammiratore di Grieg (Edward Grieg musicista norvegese ma formato a Lipsia 1843-1907) ed un giorno venne a Borgo con una pagina del “Peer Gyn” di Ibsen e allora mio padre ed io al violino , mia sorella al piano e Ghigo (il fratello professore di violoncello ) al suo strumento si cantò quel bellissimo motivo.
Stefanutti amava tutta la musica classica ed oltre la chitarra suonava il violoncello, il mandolino e il trombone.
Tra gli sport amava la pesca e i remi della barca e lo trovavi sempre tra i primi a suggerire e progettare opere pubbliche come la strada di Vitiana e Lucignana.
Concludendo il dott. Stefanutti fu un gran medico, ma la professione in se non gli dava quella soddisfazione completa
e cercava in altri campi per il bene del prossimo.
Firmato Icilio Pardini
Alcuni dipinti del Dott. StefanuttI
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