FIGURA E OPERA DEL DOTTOR EDOARDO STEFANUTTI (LA VITA - PRIMA PARTE)

 

                                                               FIGURA E OPERA

                                          DEL DOTTOR EDOARDO STEFANUTTI

       (La vita – prima parte)

Il personaggio che ora andremo a trattare è certamente tra i più importanti che hanno vissuto e operato nel nostro paese.

Nacque a Firenze nel 1874 da Ugo,ingegnere delle Ferrovie dello Stato, mentre la madre era una marchesa della nobiltà romana.

Studiò a Firenze dove si laureò in medicina e chirurgia nel 1898 e dopo aver vinto il concorso per la terza condotta medica di Calavorno (allora si chiamava “Capanne di Vitiana”) passò alcuni anni in una condotta di Pieve a Nievole, a causa della soppressione di quella di Calavorno, per poi ritornarvi, divenuta seconda condotta, innamorato, come usava esprimersi, “di questo cielo, di questa terra, di queste acque”.



Durante la prima guerra mondiale partì volontario come capitano medico della Croce Rossa.

Non solo era un buon medico, ma principalmente possedeva una grande umanità. Nelle visite agli ammalati non portava solo la competenza ma il sentimento che conforta.

Si ricorda che in quel tempo non esistevano mutue o U.S.L. e le visite erano tutte a pagamento, escluso gli iscritti all’elenco dei poveri del Comune.

Aveva l’ambulatorio inizialmente presso la farmacia Pieruccini.

Alla domanda: Dottore, quanto devo? Rispondeva, impacciato ...ma dammi due lire!(la tariffa allora era di dieci lire). Quando capiva che in quella casa era ospite la miseria diceva: “Niente, niente pagherai la prossima volta!!” Si ricorda che in alcuni casi non solo non pretendeva nulla, ma in silenzio, lasciava sul tavolo i soldi perché potessero pagarsi le medicine.

Un testimone ricorda di essere entrato in ambulatorio e di aver trovato il dottore stanco e affaticato: era intervenuto di notte alle tre per un urgenza a Tereglio ..però soddisfatto.

Sono stato a far nascere un bel maschietto senza ricovero in ospedale, così quella povera gente ha risparmiato una grossa spesa. A me hanno promesso...50 lire!”

Per andare nei paesi di montagna si usava l’asino o il cavallo e la disponibilità era totale: pioggia, vento, neve o canicola estiva mai fecero da ostacolo ai suoi doveri di sanitario.



Dove aveva l’abitazione e l’ambulatorio a Calavorno

Per le vie carrozzabili usava la bicicletta sostituta poi da una motocicletta “Davidson” inglese con “side-car” e dopo la seconda guerra mondiale dal “mosquito” (bicicletta a motore) e poi dalla “vespa”.


                     Vecchia foto centro di Calavorno con il dottore con moto sidecar


Dal 1 gennaio 1939, a 65 anni di età, venne collocato a riposo con delibera del podestà Giulio Pacini e con una pensione di 1000 lire lorde al mese.

Nell’occasione si rinnovarono le lodi e la gratitudine per la benefica e disinteressata attività svolta.

Il dott. Stefanutti fu promotore di molte iniziative sociali mettendo in mostra la sua vitalità per il pubblico bene.

Quale presidente della sezione combattenti di Ghivizzano avvio le pratiche e sollecitò con insistenza la concessione agli iscritti delle spiagge del Serchio, previa bonifica dei terreni e costruzione di dighe a protezione dei seminativi.



frontespizio dello “Statuto della Bonifica” del 1928 di cui fu promotore 

Come presidente dell’associazione “caccia e pesca” curò la difesa del patrimonio ittico dei corsi d’acqua con il ripopolamento di avannotti.

Si occupò del pericolo delle vipere nei nostri boschi, esortando all’allevamento dei porcospini, noti nemici di quei rettili, e istituì un premio di 5 lire a chi catturasse e portasse vipere uccise al suo ambulatorio.

Mosse una campagna di sensibilizzazione per il rimboschimento dei nostri monti e fu esaudito.

Ebbe a cuore la costruzione della strada per Lucignana e la burocrazia, anche a quei tempi, a volte gli fece perdere la pazienza al punto di far eseguire a sue spese lavori urgenti di riparazione.

Amava vedere i giovani pieni di vita e in salute cimentarsi nelle gare sportive propagandando l’esercizio del nuoto come ginnastica completa per il corpo e in caso di caduta in acqua essere in grado di salvare se stessi e gli altri.

Contribuì alla costruzione dell’ambulatorio della società di mutuo soccorso a Calavorno.

Nel terzo anniversario della sua morte, il 6 dicembre 1959, su scoperta una lapide nell’atrio del fabbricato alla presenza di una folla numerosa che dice:

Al benemerito nome del dott. Edoardo Stefanutti s’intitola questo ambulatorio medico da lui realizzato per concorso di offerte di popolo come ultima provvidenza delle tante intraprese a prova della sua liberalità unita a indefettibile amore per questa terra d’elezione:”

Lapide a ricordo all’interno dell’ambulatorio






                                        Stabile “Mutuo soccorso di Calavorno”

Non si occupava solo di anatomia, patologia e chirurgia ma la sua mente e il suo cuore spaziava anche nel campo di altre arti.

Infatti amava dipingere e questa passione era nata dall’amore per il verde, guardava gli alberi con rispetto derivante dalla sua anima d’artista colpito dal colore dei suoi toni, nelle sue variazioni stagionali, dai versi primaverili agli ultimi giallo rosso-arancio dell’autunno diversi da pianta a pianta, da luogo a luogo, sempre parlanti ai capaci d’intendere il suo linguaggio.

In molti lo ricordano seduto davanti al suo cavalletto con tela e pennelli pronto a fissare le sue impressioni su luoghi e paesaggi.

La sua pittura è sempre serena con un gusto classico, luminoso e brillante in cui si specchia il suo animo sereno e generoso.

Dipinto che riproduce la “Funicolare” di Ghivizzano fatto nel 1948 unica immagine esistente







      Dipinto del vecchio ponte di Calavorno fatto saltare nella seconda guerra mondiale

Si ricorda che un suo nipote venne a salutarlo a Calavorno in partenza per l’Egitto e il dottore gli regalò alcuni dei suoi paesaggi. Dopo qualche tempo ricevette una lettera, dal nipote in Egitto, che lo pregava di spedirgli altri quadri dato che i primi li aveva esposti e subito venduti con successo.

I miei dipinti vengono acquistati? Non prenderò più in mano un pennello!” e indignato non rispose alla richiesta.

Purtroppo negli ultimi anni, l’onesto cittadino si trovò alla fame e fu costretto a cambiar idea e allora partecipò a mostre di pittura e cercò di vendere i suoi quadri. Gli amici non seppero mai nulla e sarebbe ormai tempo che la dignità abbia la sua storia.

In diverse case della nostra zona si trovano diversi suo quadri che il dottore amava donare in occasione particolari.





Nel campo della musica aveva imparato a suonare la chitarra e il mandolino e possedeva un violoncello e se pur non sappiamo molto era un buon amante di questa arte.

E che dire della passione che aveva per il teatro essendo il promotore e l’istruttore della filodrammatica di Ghivizzano, nata dopo la costruzione del fabbricato del “circolo unione e progresso”(di questa passione ne parliamo nella storia della filodrammatica)


Al centro il dott. Stefanutti davanti al Teatro di Ghivizzano con alcuni componenti della filodrammatica e alcuni della banda.


Questa sua generosità continuò anche quando si trovò in pensione e riceveva richieste di aiuto da parte di vari istituti d’infanzia da tutta Italia. Il dottore si ricordava di tutti inviando denari attraverso bollettini postali, pacchi di campioni gratuiti ricevuti in saggio e il dono di tutti i ferri del mestiere e libri di medicina posseduti.

Quando ebbe dato tutto e forse troppo scomparve da Calavorno e si ritirò a Bagni di Lucca in casa della signora Magnani, affinché nessuno sapesse del suo stato indigente.

Gli ultimi anni della sua vita furono un po' tristi benchè il fisico fosse ottimo e lucido di mente.

Il 5 maggio 1951 gli morì la adorata moglie Lisetta

e visse gli ultimi anni nella speranza di andarla a raggiungere cercando la distrazione nei pennelli e nei colori. L’ultimo suo lavoro fu un affresco in una cappellina lungo la statale del Brennero, presso il cimitero di Ponte a Serraglio e continuò a donare fino a privarsi del vestito serbato per la sua salma: “per questa – scrisse – basta il camice bianco del medico”







                          Affresco nella chiesetta a Ponte a Serraglio ultima sua pittura


La signora Magnani, che l’ospitava, racconta che si mise a letto il 23 novembre 1956 con un principio di polmonite. Curato dal dottor Andreucci superò la crisi.

Il 6 dicembre 1956 si era alzato e rispose a tre lettere di amici che desideravano visitarlo, per dispensarli dal disturbo, poi mentre si faceva la barba, fu colpito da un malore e dovette rimettersi a letto.

Nell’attesa dell’arrivo del medico ebbe un collasso cardiaco e morì: erano le 13,30 e come chiedeva a Dio fu accontentato con una morte rapida per non far tribolare chi l’assisteva.


Da un articolo del 1965

Il sig. Leo Ricci ( abitava in California) riporta una corrispondenza datata 19 dicembre 1952 che gli rispondeva: “Nella solitudine spirituale nella quale sono piombato e con la perdita della mia adorata Lisetta, queste voci lontane di amici affezionati fanno rivivere i tempi della felicità e ti sono proprio riconoscente. Seguita a volermi bene come te ne voglio io”

Si ricorda che la lunga malattia della moglie Lisetta lo aveva prostrato anche fisicamente perché da solo l’aveva vegliata ed assistita ogni notte. Tuttavia, abituato a soffrire, non volle mai esternare ad alcuno le sue ansie. Lui diceva che gli amici e ne aveva di affettuosi, li aveva per fargli dei piaceri, non per chiederli, tanta era la sua descrizione.

Aggiungeva in un altra corrispondenza del 31 luglio 1953: “...non c’è altro per me che ripensare ogni tanto i ricordi , e tu sei fra i ricordi di un tempo”.

Importante la moglie Lisetta, la sua soave figura meriterebbe un libro. Lisetta era una trovatella allevata in casa dai genitori del dottore. Facendola sua moglie e circondandola di affetto, Stefanutti confermava con questo atto la stima che merita.


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Da un articolo del 1967 nel decimo anniversario della morte del dott. Edoardo Stefanutti.

Martedì 6 dicembre alle ore 16,30 è stata celebrata una messa di requiem da don Meschi, priore di Ghivizzano, su richiesta di un gruppo di paesani come segno di riconoscenza d’un generoso benefattore a dieci anni dalla morte. Un uomo “buono” fedele ai divini comandamenti che amava il prossimo più di se stesso.

Il prof. Renzo Pieruccini conclude con queste parole: “Esistono i monumenti, ma il più bello è quello modesto che ciascuno sa costruire in se stesso” e aggiunge: ...un monumento di marmo dedicato al dott. Stefanutti potrebbe ricordare tante cose, ma non ne ha bisogno perchè il suo ricordo è stampato dentro chi l’ha conosciuto….e agli estranei un monumento di marmo non serve perché questo non dice che poco più del nome.

Il dottore era persuaso di questo e mostrò sempre di non gradire la riconoscenza. Nel testamento lasciò scritto d’esser seppellito lontano, in terra comune d’un cimitero grande, dove nessuno riscoprisse la sua tomba per l’omaggio anche minimo di un fiore.

Quella pietra piccola che una mano pietosa volle collocare sopra la sua fossa finirà presto al deposito nel magazzino e d’ora in poi se qualcuno lo cercherà nel cimitero di Lucca non la troverà più.



Questa è la storia di un grande uomo che ha amato con tutto se stesso la nostra gente e certamente merita il nostro grazie di essere esistito.



                                                                                                     Segue seconda parte

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