Corsi d'acqua a Ghivizzano : IL FIUME SERCHIO ( prima parte )

 

Corsi d’acqua a Ghivizzano (prima parte)


                                                 IL FIUME SERCHIO


Il ramo principale scende dalle pendici del Monte Sillano (1864)

denominato Serchio di Soraggio e si unisce al ramo denominato “Serchio di Gramolazzo” presso il comune di Piazza al Serchio. E’ lungo 111 Km ed è il terzo fiume della Toscana dopo Arno e Ombrone con una portata media alla foce di 46,1 metri cubi al secondo su un bacino di 1404 Km quadrati.

Attraversa la Garfagnana da nord a sud da Sillano fino a Gallicano e i comuni di Barga, Coreglia Antelminelli, Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano, la piana di Lucca e la provincia di Pisa (San Giuliano Terme, Vecchiano, Pontasserchio) e si getta nelle acque liguri-tirreniche nella zona del Parco di San Rossore, a pochi Km da Pisa.

Il principale affluente e il torrente Lima che nasce dal Passo dell’Abetone.

Nel comune di Coreglia riceve gli affluenti di sinistra del torrente Segone, del Rio Dezza, del torrente Surricchiana e del torrente Fegana (comune Bagni di Lucca).

Il fiume Serchio ha visto stravolgere il suo corso diverse volte durante i secoli e anticamente si chiamava “Auser” e tra l’Ania e Colle Aginaia a Piano di Coreglia traghetto con la barca.

Molte sono state le alluvione procurate dal fiume specie nella provincia di Lucca e Pisa la più rovinosa il 16 novembre 1812.

Nel xx secolo si ricordano quelle del 17 novembre 1940, del 19 novembre 1952 e del 9 novembre del 1982 che raggiunse a Lucca i 2.200 metri cubi al secondo.

Il detto toscano “è costato quanto il Serchio ai lucchesi” distilla in poche parole due millenni di sforzi per regimentare il fiume nonché gli immensi danni e le innumerevoli perdite per i suoi continui capricci.


GLI “SCECCHI” DEL SERCHIO

In una lettera del “maire” del 12 maggio 1810 si vieta di fare “scecchi” nel Serchio, cioè deviare il flusso del fiume a vantaggio dei pescatori (alla foce del Segone il Serchio si divideva in due rami) e a danno dei coltivatori confinanti col fiume.

Tale divieto comportava una multa per chi non lo rispettasse.

La parola “scecchi” è dialetto lucchese che significa “seccare” o “lasciare all’asciutto”


ALLUVIONE DEL SERCHIO, DELLA LIMA E DEL SEGONE

Nella notte dall’1 al 2 ottobre 1836 le acque del Serchio, della Lima e del Segone fecero vari danni e in particolare si ha notizia dello straripamento del Segone e in una lettera del 10 ottobre si trova scritto: La pioggia caduta il 2 c.m. fu causa che il torrente Segone all’altezza della steccata, da cui prendono l’acqua i molini, lasciò il suo corso verso levante, sboccò nella gora e fece un nuovo letto verso ponente”


Da articolo del novembre 1960 su Eco di Ghivizzano


AESAR” antico nome del Serchio

I primi individui grande valore e occulti significati alle manifestazioni della natura ed avevano rispetto per tutto ciò che rivestiva carattere di mistero, di potenza e in ultima analisi di divinità. E dunque naturale che i fiumi avessero per i primitivi ub carattere mistico, anche perché erano e sono “movimento”, apporto di vita; per questo i corsi d’acqua presso molti popoli venivano adorati.

C’è quindi fondata ragione di credere che l’originario nome del nostro fiume, “Aesar”, significasse Dio.

Svetonio, nella vita di Augusto, così sostiene: “Quod Aesar, id est, reliqua pars e Caesaris nomine, etrusca lingua Deus vocaretur”.

Il motivo del significato divino della parola Aesar va ricercato nel fatto che un fulmine, caduto sulla statua dell’imperatore, frantumò la prima lettera della parola Caesar.

Gli aruspici ne trassero la conclusione che anche Cesare era soggetto a cadere per volere della divinità. Caduto Cesare , rimaneva la divinità indiscutibile (Aesar) , secondo il segno celeste. Anche Strabone, vivente al tempo di Augusto, chiamava Aesar l’attuale Serchio. Circa cento anni dopo , cioè ai tempi di Plinio, Aesar divenne Auser e tale rimase fino ai primi anni del secolo quinto (Rutilio).Nel 740 divenne Aeserculum e infine, dopo altre contrazione, Serchio.


Guerin Meschino alla polla sorgiva.”


Le sorgenti del Serchio sono in prossimità dei paesi di Dalli, Soraggio, Gramolazzo, Gorfigliano a quote varianti fra i 1000 e i 1200 metri. A Soraggio l’acqua sgorgava da una polla presso la Caverna della Fate, caverna profonda al cui limite si arriva con difficoltà. La leggenda vuole che un tempo fosse abitata da “Guerino detto il Meschino.

Nell’epoca paliocenica il fiume aveva corso “incassato” e formava numerosi laghi. Uno di questi occupava l’area dove adesso sorge Castelnuovo di Garfagnana, nel tratto Monte Perpoli, Turrite Secca, Molino di Villa, Corfino, Castiglione, Cerretoli; era lungo 7 km, largo 5 profondo 250 metri. Un altro occupava l’area di Barga; era lungo 10 km largo 5, profondo 520 metri.

Queste due conche lacustri furono colmate nei secoli da argille, sabbie, ghiaia e ciottoli di cui si trovano tuttora notevoli sedimenti e stratificazioni.

Il fiume giunto a Saltocchio, formava tre rami: il primo passava da Lammari e Capannori, scaricandosi nel lago di Bientina; Il secondo passava da Marlia, San Pietro a Vico, Picciorana, Lunata, circondava Antraccoli facendone un isola e si perdeva in diversi corsi secondari; il terzo si staccava a San Pietro a Vico , entrava in città passando dalla chiesa di San Frediano e quella di San Pietro Somaldi, entrambe sopra elevate (il livello della città era di 4/5 metri più basso di quello attuale), costeggiava la chiesa di San Giusto, anch’essa sopraelevata e la Rocca dei Duchi Longobardi, alimentava un mulino dove ora trovasi piazza 20 settembre e scaricava in una gora che occupava parte dell’attuale piazza Napoleone; di qui proseguiva fino all’Ozzeri, probabilmente per mezzo del canale detto della Formica, tutt’ora esistente a San Concordio, passava da Ripafratta e si scaricava in Arno.

Progetti di spostamenti

La campagna circostante era necessariamente un acquitrino

(Luk , nome di origine celto-ligure, significa luogo cinto dalle acque) e le continue piene del fiume apportavano danni, carestie e desolazione. I primi progetti di spostamento del Serchio risalgono al 1496 , ma fu San Frediano, Vescovo di Lucca , che né variò il corso. San Frediano, nato nella Contea di Ulster, in Irlanda, nel 506, era figlio del Re Ultrochio, idolatra.

Venne pellegrino a Roma , si convertì al cattolicesimo e fu ordinato sacerdote dei frati lateranensi: Fu a Lucca nel convento di San Gerbone, sulla strada tra Lucca e Pisa; Dal 561 al 489 fu Vescovo di Lucca, cioè negli ultimi anni della dominazione longobarda Egli variò il corso del fiume riunendone in uno i vari rami, guidandolo lungo le falde del Castello di Moriano, di Spardaco (Macchia del Boccella), Monte San Quirico, Ponte San Pietro, Ripafratta, Nozzano e da qui lo indirizzò al mare.

Il pontefice Gregorio Magno (“Dialoghi “libro III) racconta di aver ricevuto dal Vescovo di Luni la descrizione del miracolo effettuato da San Frediano: non riuscendo i lucchesi ad aver ragione del fiume , il Santo si pose in preghiera, poi, con un piccolo “rastro” , toccò le acque del fiume e si pose a camminare trascinandosi dietro il rastrello; le acque del fiume lo seguirono docilmente e, arrivato al mare, quivi si scaricarono.

Nel 1760 incominciarono gli studi e i lavori di arginatura, a cura dell’Arnolfini; nel 1778 quelli dell’architetto Lorenzo Nottolini.

Nei secoli passati v’era un detto: “Quando la Lima (affluente del Serchio) si dimena tutta Lucca trema”.

E Lucca tremava spesso perché le piene erano frequenti e spesso rovinose. Meritano menzione le più importanti: il 18 novembre del 1812 vi fu la rottura degli argini sopra Monte San Quirico: Elisa Bonaparte accorse a Lucca da Pisa, ma dovette essere portata in barca fino alla città e issata a forza di braccia sopra le mura, poichè le porte erano chiuse ed arginate dall’interno con sacchi di sabbia.

Note storiche citate dal Can.Magri

da un articolo del aprile 1964

Il Serchio era di natura tale che a un tratto cresceva e diminuiva.

La ragione è che moltiplicati gli abitanti e perciò volendo questi procurarsi il sostentamento, si pongono a smacchiare boschi per ridurli a coltivazione domestica e a far campi in luoghi aspri e montuosi, onde cadendo le piogge e non trovando che terreno smosso, seco facilmente le conduce ed in conseguenza fa presto a gonfiarsi e a trasportare seco con impeto ciò che gli si para davanti, giacché unendosi ad altri canali e fiumi prende nello scendere sempre maggior forza e vigore.

Questo fiume tra barghigiani e lucchesi è stato causa di diverse questioni...i lucchesi davano occasione ai barghigiani di fare ripari perché quelli andavano di tanto in tanto occupando del letto del fiume per renderlo isolato e fruttifero, e voltavano dalla loro parte alcuni rami di quello, per poter far preda del pesce.

Nel 1573 poi alcuni di Gallicano, Bolognana e Cardoso, si inoltrarono temerariamente in un Isola del Serchio, chiamata di Santa Lucia, tra il Sasso di Menante e la grotta del Pascoletto, per tagliar legname e pascolar le loro bestie; e non contenti di questo, uccisero un certo Jacopo Buglia che si era opposto alla loro audacia. Anche dopo questi fatti delittuosi le discussioni sopra l’articolo del Serchio non cessarono, ma si prolungarono a lungo, dato che ancora alla fine del 1600 e precisamente nel 1692 troviamo un intervento barghigiano fatto dal signor Anton Giulio Verzani, presso il Granduca sempre a proposito del Serchio e delle sue acque.

..L’origine antica del fiume Serchio non è stata ben definita lo storico latino Svetonio dichiarò che l’Auser deriva dall’etrusco e significava Dio o divinità, mentre alcuni glottologi moderni invece affermano che il nome deriva da una Ausa (pre-ligure) che significa sorgente.

Vecchia cartina del XVIII secolo





La foce del fiume Serchio a Marina di Vecchiano



Il Serchio e i suoi affluenti a Ghivizzano











Scorci del Serchio e della piaggia a Ghivizzano


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