COME SI VIVEVA UNA VOLTA (QUATTORDICESIMA PARTE) FESTE RELIGIOSE E USANZE TRADIZIONALI

 

Come si viveva una volta

dai racconti dei nostri anziani (quattordicesima parte)


FESTE RELIGIOSE e USANZE TRADIZIONALI

La religione era molto sentita e praticata e la vita ruotava tutta intorno alla chiesa. Il parroco non era solo la guida delle anime, ma il consigliere, l’educatore, il maestro e all’occorrenza anche il guaritore.


Don Tofani alla domenica diceva la messa alle 8 in castello e alle 10,30 al Sacro Cuore e passava a fare la colazione dalla signora Edvige nella villa Pacini. Era sua abitudine una volta a settimana andare in curia con il treno.




Il Vespro alla domenica

Alla domenica, nella chiesa parrocchiale, nel tardo pomeriggio, si partecipava al “Vespro” che era un insieme di preghiere con benedizione finale e comprendeva il canto di diversi salmi.


Benedizione stalle e animali 17 gennaio per Sant’Antonio Abate

Il parroco si recava direttamente nelle stalle per la benedizione come rito propiziatorio per la salute e la crescita degli animali, fonte insostituibile per il sostentamento della gente di quei tempi

LE ROGAZIONI

Per San Marco 25 aprile si procedeva di buon mattino alle “Rogazioni” (dal latino “rogare” chiedere) che erano preghiere e suppliche che la popolazione insieme al parroco rivolgeva a Dio, visitando in processione i campi, le vigne,le selve

per allontanare il pericolo di calamità naturali o di altro genere (fulmini,inondazioni,siccità, terremoti,ma anche carestie, fame, peste o guerre)

Si faceva il giro ai confini con gli altri paesi (esempio di passava a lato del cimitero di Piano di Coreglia) col significato di avere buoni raccolti. Naturalmente tutte le preghiere e le suppliche erano in latino e il parroco arrivato nel punto stabilito alzava la croce e si rivolgeva ai quattro punti cardinali declamando le invocazioni. Questa tradizione da tanto tempo si è persa.

Antichissima tradizione di benedire nei primi giorni di primavera le campagne, invocando sui raccolti l’assistenza divina, purtroppo oggi quella “passeggiata lungo i confini del paese” piena di fede si è persa anche a causa del modificarsi della vita non più basata sull’agricoltura.

Sono le preghiere della Chiesa per benedire la campagna.

Perchè il grano cresca nei campi non basta il lavoro delle braccia.

Dicono gli orientali: “Io semino, Dio benedica”

Il Signore ha detto: “Chi vuole domandi”

Ecco, perché la Chiesa in questa stagione mentre si apre l’annata agricola ci chiama e ci guida per i campi e per le vigne, con la

croce in testa a gridare a Dio, alla Madonna, ai Santi di proteggere, di difendere, di benedire frumenti e fieni, cereali e uve, pane e vino.

Il Natale

In preparazione al Natale era usanza dal 16 al 24 di dicembre celebrare la novena che era una preparazione spirituale alla nascita di Gesù. Nelle case si allestiva il presepe, con molta cura, con la grotta, le casine, fatte con legno e cartone, il muschio e il ghiaino per fare le stradine (oggi si privilegia l’albero di Natale).

La vigilia era una giornata movimentata in preparazione al pranzo dell’indomani (era anche giorno di digiuno e astinenza).

Il pomeriggio era dedicato alla confessione e alla sera ci si ritrovava con amici e parenti in attesa di recarsi alla messa di mezzanotte. Il pranzo tradizionale era a base di tortellini in brodo, gallina lessa e conigli e un dolce fatto in casa.

Si ricorda che non c’era l’usanza di fare doni ai bambini portati da Gesù Bambino.

I bambini delle scuole elementari preparavano una “letterina di Natale” con le richieste di regali e gli auguri che poi mettevano per il pranzo sotto il piatto dei genitori.

La novena di Natale era molto sentita e partecipata con lo scopo di aiutare i fedeli a prepararsi spiritualmente alla festa della nascita di Gesù. Gli anziani ricordano che prima del Concilio Vaticano II si cantavano le profezie tratte dall’Antico testamento, e in particolare dal profeta Isaia, in latino.









                      Le letterine di Natale degli anni 1939 – 1952 e 1959

Si ricorda che nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, fu fatto un presepe utilizzando tutto lo spazio della cappellina della Madonna Addolorata con casine, ponticelli, laghetti ideato da Lucchesi Gaetano e Lucchesi Settimo.

Mentre nel 1943 fu fatto grande come la chiesa in Sant’Antonio su idea e ad opera di Puccini Giulio.

Dagli anni 50 un gruppo di giovani preparava il presepe nella stanza sotto la sacrestia, alla chiesa parrocchiale, anche con effetti di movimento e di luci.


Da un articolo dell’Eco di Ghivizzano del febbraio 1940

LA CANDELORA

Sono passati quaranta giorni dal Natale e secondo la legge intimata da Mosè, Maria deve portare il suo Bambino al Tempio, presentarlo a Dio che gliel’ha dato e riscattarlo con un’offerta. E’ la prima presentazione del Messia al popolo, il primo incontro tra il popolo di Dio ed il suo Redentore.

Le candele che oggi si benedicono rappresentano la luce della fede perché illumini la nostra strada nel mondo.

Giunti alla fine del nostro cammino vedremo le cose di questo mondo alla luce di quella candela, e le vedremo ben diverse da quello che si erano apparse prima.

Regoliamoci in modo da poter dire allora anche noi come Simeone: “Signore, lasciami venire a riposare in pace con Te, poiché vedo sicura la mia salvezza”.


IL GIOVEDI’ GRASSO e MARTEDI’ GRASSO


Il giovedì grasso è l’inizio dell’ultima settimana di carnevale (che deriva dal latino e significa “eliminare la carne”) ed era un giorno di festa con lauti banchetti che precedevano una lunga astinenza, mentre il martedi grasso segnava la fine del carnevale.(segue il “Mercoledì delle ceneri” inizio della Quaresima)

Era giorno di sfilate, feste e mascherate ed era occasione di pranzi a base di carne prima del periodo di astinenza di 40 giorni di digiuno e preghiera che conducono alla Pasqua.



                            Cenci fritti o chiacchere dolce tipico di carnevale

Sono sfoglie croccanti fritte e cosparse di zucchero a base di farina, burro, zucchero, uova e un cucchiaino di bicarbonato.


La Quaresima e la Pasqua

I riti preparatori iniziavano con il Mercoledì delle Ceneri, giorno di digiuno.

Si tenevano cicli di predicazione tenuti da un predicatore, in genere un padre cappuccino che terminavano con la “settimana santa”.

Con la Domenica delle Palme iniziavano le “quarantore”con l’esposizione del Santissimo, distribuite in tre giorni dove si facevano i turni di preghiera.

Le prediche si facevano dal pulpito (che oggi non c’è più) e al venerdì, la sera, si teneva la via Crucis (il prete con la croce sostava davanti alle “stazione” rievocando la passione di Gesù.

Al sabato, precedente a quello santo, si coprivano tutte le croci e le immagini sacre con dei parati.

Dopo l’ultimo doppio della messa in “Cena Domini” del Giovedì Santo venivano “legate” le campane che non avrebbero più suonato fino al “Gloria” della messa di Pasqua. (Si procedeva a legare tra loro i batacchi in modo che non potessero suonare nemmeno al soffiare impetuoso del vento. Questo per ricordare la morte di Gesù) In quel periodo per avvisare i fedeli si usava la “traccola” o “battolone un arnese in legno, con lamelle di metallo, che produceva brevi e secchi rumori (tric-trac)

Alla sera del giovedì Santo si svolgeva la “Lavanda dei piedi” e la sera del Venerdì Santo, dopo la funzione gli uomini, con le luci, andavano fino al “Calvario” che era situato sopra il Portello sulla vecchia mulattiera per Gromignana, dove c’era una Croce.

Il “Triduo Pasquale” iniziava il giovedì santo con la “Cena Domini”, la veglia pasquale del sabato e terminava con i vespri della Domenica di Resurrezione




                                                La traccola o raganella




                                              

                                            I batacchi legati tra loro



LE QUARANTORE


Consisteva nel’”adorazione” del SS. Sacramento per quaranta ore continue, visibile nell’Ostensorio contenete l”Ostia Consacrata” esposto su l’altare. Il nome si richiama al periodo di tempo trascorso tra la morte (venerdì santo) e la risurrezione (domenica di Pasqua) di Gesù.

Tale pratica religiosa veniva non solo praticata durante il Triduo Pasquale ma anche la Domenica delle Palme, il lunedì e martedì santo.

L’ostensorio veniva posto su un tronetto con ceri e fiori ad addobbarlo.


Da un articolo del 1941

Si ricordano le quarantore effettuate nei giorni 7 - 8 - e 9 marzo 1941, nella Chiesa Parrocchiale, con solenne esposizione.

Alla sera, prima della Benedizione, predica e raccomandazione a i confratelli e le consorelle delle Confraternite e agli iscritti all’Azione Cattolica pregati di essere presenti all’ora che viene loro assegnata affinché in nessun tempo manchino gli adoratori.

Si ricordava di non dimenticare, in questa occasione, di pregare per i nostri soldati e per la nostra cara Patria.


Già dai tempi antichi, nei prime tre giorni della settimana santa: domenica, lunedì e martedì, si teneva l’esposizione solenne del Santissimo Sacramento con relativa adorazione per 40 ore, sebbene non continue.

Era l’occasione in cui la popolazione si faceva dovere di salire alla chiesa parrocchiale per un’ora di adorazione al Santissimo Sacramento, esposto ben visibile sull’altare maggiore sopra un piccolo trono al termine di una scalinata adorna di luci e fiori.


TRADIZIONI DELLA SETTIMANA SANTA


Inizio il “Mercoledì delle ceneri” con la funzione e giorno di digiuno.

La sera di ogni venerdì si svolgeva in chiesa la “Via Crucis”. Il prete con una croce in mano sostava davanti alle “stazioni” rievocando la passione di Gesù. In genere un predicatore, dal “pulpito” teneva un ciclo di predicazioni.

Queste le 14 stazioni della Via Crucis

1- Gesà nell’orto degli ulivi (Matteo 14,32-36)

2- Gesù tradito da Giuda e arrestato (Marco 14,45-46)

3- Gesù è condannato dal Sinedrio (Marco 14,55.60-64)

4- Gesù è rinnegato da Pietro (Marco 14,66-72)

5- Gesù è giudicato da Pilato (Marco 15,14 -15) 6- Gesù è flagellato e coronato di spine (Marco 15.17-19)

7- Gesù è caricato della croce (Marco 15,20)

8- Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce(Marco 15)

9-Gesù incontra le donne di Gerusalemme(Luca 23,228)

10- Gesù è crocifisso(Marco 15,24)

11-Gesù promette il suo regno al buon ladrone(Luca 23-42)

12- Gesù in croce la madre e il discepolo(Giovanni 19-27)

13- Gesù muore sulla croce(Marco 15,33-39)

14- Gesù è deposto nel sepolcro(Marco 15,40-46)

Durante la settimana santa dal termine della Messa dell’ultima cena del Signore il Giovedi Santo e per tutto il venerdi e sabato santo, fino al Gloria di Resurrezione, le campane “erano legate” cioè non potevano suonare e allora si usava la “traccola” o “battolone” che non è altro che uno strumento musicale di legno che emette un suono particolare. Si otteneva facendo ruotare una ruota dentata di legno che batte su una lamella di metallo usandola dal campanile.

Nelle chiese veniva coperti con parati rossi tutte le immagini sacre e le statue nei rispettivi altari.

In Toscana si chiama la Pasqua d’Ovo per distinguerla dalla Pasqua di Rose che è la Pentecoste e per la tradizione dell’uovo vecchia da secoli.

Si ricorda che la mattina di Pasqua le massaie mandavano in chiesa a benedire le uova sode perché a desinare non mancasse l’uovo benedetto.

L’uovo e la schiacciata di Pasqua erano secolari usanze, come per le strade e nelle case la gente si prostrava a baciare la terra al suone delle campane.


GIOVEDI’ VENERDI’ E SABATO SANTO


Gli ultimi tre giorni della settimana santa erano segnati

da Giovedi Santo con la “Lavanda sei Piedi” e la visita al “Sepolcro”.

Il venerdì santo con la visita al “Calvario” e il sabato santo con il “bacio alla terra” al suono delle campane, dopo tre giorni di silenzio.

Si ricorda che la sera del Venerdi Santo, dopo la funzione religiosa in chiesa, in processione gli uomini, con le divise delle varie compagnie del paese, si recavano presso un Crocifisso lungo la mulattiera che conduceva a Gromignana

(è la vecchia strada che passa davanti alla Madonna della Neve, fiancheggia la villa a Cariolo e prosegue per la località Piazza)


DOMENICA DELLE PALME


Fino ad alcuni anni fa la “Domenica delle Palme” viene celebrata al Castello con ritrovo dei fedeli al “Portello”.

Dopo una breve funzione e la benedizione dei ramoscelli di olivo, in processione ci si avvia alla chiesa parrocchiale per la messa della Passione di Gesù che prevede la lettura del “Passio”e la presenza della corale con una sentita partecipazione dei fedeli.



Fedeli al “portello” per la benedizione dell’olivo


VIA CRUCIS

DAL

SACRO CUORE ALLA CHIESA PARROCCHIALE


Da diversi anni è tradizione per il Venerdì Santo fare la processione della “via Crucis” con partenza dal Sacro Cuore e arrivo alla Chiesa Parrocchiale passando da via del Pruno e via della Madonna.

Lungo il percorso, presso abitazioni o luoghi di culto sono preparate le 14 stazioni della passione di Gesù Cristo dove si fa una sosta e una preghiera letta e cantata.

(Si ricorda quella del 2016 con le “lanterne volanti” simbolo di luce e liberate verso il cielo ad ogni stazione)


Da un articolo dell’Eco di Ghivizzano del marzo 1957


Il Priore rende noto il calendario della settimana Santa 1957

Domenica delle Palme

Ore 7 -Benedizione delle Palme nella chiesa di Sant’Antonio, processione, Santa Messa e inizio delle Quarantore.

Ore 10 -Santa Messa al Sacro Cuore

Ore 15 -Ora Santa

Ore 20 -Vespro, Litanie dei Santi e Benedizione


Lunedì e martedì Santo

Ore 6,30 -Esposizione del SS.Sacramento

Ore 7 -Santa Messa

Ore 15 -Ora Santa

Ore 20 -Vespro, Litanie dei Santi, Benedizione.


Giovedì Santo

Ore 20 -Santa Messa con lavanda dei piedi,processione

Eucaristica.

Ore 23 -Ora di adorazione e recita del Santo Rosario


Venerdì Santo

Ore 15 -Ora di adorazione

Ore 20 -Messa dei Presantificati, Adorazione della Croce, Comunione.


Sabato Santo

Ore 23 -Benedizione del fuoco, del Cero Pasquale e dell’acqua

Messa cantata con comunione generale


Domenica di Pasquale

Ore 7 -Messa nella Chiesa del Sacro Cuore

Ore 11 -Messa cantata alla Chiesa Parrocchiale

Ore 15 -Vespro solenne di Pasqua


ELENCO DEI PREDICATORI DELLA QUARESIMA


Anno 1899 Predicò il quaresimale nei giorni festivi, con frutto, il Reverendo Don Florido Mennucci, Rettore di Ponte a Serraglio(Bagni di Lucca)

Anno 1900 Predicò il quaresimale in parte Padre Eugenioda Camaiore e Padre Edoardo Francesconi del Convento di Borgo a Mozzano. Concorso ordinario

Anno 1901 Predicò la Quaresima con zelo e frutto copioso il Reverendo Don Gabriele Bonetti, Rettore di Bolognana. Diocesi di Massa-Carrara.

Anno 1902 Predicò la Quaresima il Reverendo Don Luigi Maria Arrosti, Priore di Coreglia Antelminelli.

Concorso ordinario.

Anno 1903 Predicò la Quaresima il Reverendo don Pasquale Cortopassi, Pievano di Diecimo.

Concorso discreto. Materia copiosa ma un poco disordinata.

Anno 1904 Predicò la Quaresima il Reverendo Don Cesare Celestini. Rettore di Benabbio. Concorso straordinario. Giovane di ottime speranze, strappato alla Chiesa troppo presto!.

Anno 1905 Predicarono la Quaresima il Reverendo Don Amedeo Tofani e Don Giudo Pierotti di Ghivizzano.


Il Battesimo

I neonati venivano battezzati entro tre gironi dalla nascita perché, secondo l’insegnamento della chiesa di quel tempo, se fossero morti senza battesimo e quindi non liberati dal peccato originale, venivano esclusi dal Paradiso e trattenuti nel “limbo” un luogo di mezzo tra l’inferno e il paradiso.

Vi era pure uno spazio di terreno non benedetto nel camposanto destinato alla sepoltura dei morti senza battesimo.


SANTE MISSIONI

Dal 6 al 15 gennaio 1961 si sono tenute nel nostro paese le Sante Missioni con i predicatori Sac. Nicola Montanaro e il Padre Carmelitano Piergiorgio.

Il programma molto articolato in particolare conferenze per le donne, spose e madri: conferenze per i fanciulli;

raduno nelle due chiese e processione verso il Cimitero con messa, predica e confessioni; conferenza agli uomini; conferenza ai giovani; naturalmente con varie funzioni, ogni giorno, nelle due chiese.


Da un articolo del febbraio 1972

NOTIFICAZIONE PARROCCHIALE

Sono state emanate dal Vescovo di Lucca, Enrico Bartoletti, le nuove disposizioni per i sacramenti che si possono riassumere:

*BATTESIMO: I genitori comunichino per tempo l’intenzione di battezzare il proprio figlio. Il battesimo deve essere preceduto da almeno tre incontri con i genitori e i padrini e i tempi più indicati sono la Pasqua e il Natale.

*MESSA DI PRIMA COMUNIONE: La preparazione deve avvenire durante l’arco di un anno con coinvolgimento dei genitori con incontri almeno mensili.

E’ evidente che l’educazione cristiana deve iniziare molto tempo prima di questo anno.

*CRESIMA: La preparazione deve essere fatta durante tutti gli anni dalla Prima Comunione fino all’anno precedente la Cresima.

L’età più opportuna è quella della classe prima media.

*MATRIMONIO: E’ necessaria la frequenza ad uno dei corsi per fidanzati e di segnalare al parroco con almeno due mesi di anticipo l’intenzione di celebrare il sacramento del matrimonio.

Da ricordi del 1961

La Prima Comunione e la Cresima

Negli anni 50 e 60 la Prima Comunione e la Cresima si facevano

a otto/nove anni e in genere la Cresima seguiva di una settimana la Prima Comunione.

Questi due sacramenti venivano preparati con il catechismo che ogni anno veniva giudicato con un esame (si rilasciava anche una pagellina) e con un ritiro in genere fatto all’asilo delle Suore di tre giorni. L’esame dei ragazzi veniva fatto da i preti delle parrocchie vicine e consisteva nel rispondere a delle domande e risposte predefinite. Si preparava compilato un libretto ricordo con risposte scritte, nome dei componenti il gruppo e le date del battesimo, prima comunione e cresima.

Era solido ricevere per ricordo un cartoncino con nome e data della Prima Comunione. Per la Cresima si metteva sulla fronte una fascetta a protezione dell’olio consacrato (crisma)












Sopra: Libretto ricordo con le date dei sacramenti ricevuti e del ritiro presso le Suore di tre giorni




                           Foto della Cresima al Sacro Cuore anno 1961


La Cresima una volta


La parola Cresima deriva da “chrisma” che significa: olio, unzione. La Cresima, chiamata anche Confermazione, è il sacramento con il quale si riceve la compiutezza dello Spirito Santo mediante l’imposizione delle mani e l’unzione.

Durante i mesi che precedevano la Cresima si partecipava alla catechesi e alla formazione cristiana.

Circolava un detto, chiaramente fasullo, che veniva conficcato un chiodo nella testa e che veniva coperto da una fascia sulla fronte. Naturalmente in casa veniva spiegato che non era vero e che la fascia serviva per mantenere l’unzione fino alla sera.

La Messa veniva celebrata dal Vescovo con il parroco e i ragazzi si presentavano vestiti con i migliori abiti preparati con cura dai propri familiari.





Foto con il parroco don Meschi, il Vescovo e alcuni ragazzi con la fascia in testa.


Processione del Corpus Domini








                                    Tre immagini del Corpus Domini del 1947


Il 17 giugno 1990 la processione del Corpus Domini dopo la Santa Messa nella Chiesa Parrocchiale si è snodata attraverso via della Madonna, via del Pruno per arrivare alla Chiesa del Sacro Cuore con una buona affluenza e tutti i ragazzi del catechismo con i loro catechisti.


Da un articolo di Terra Lontana del 2014


Corpus Domini…….tra la gente


Il venerdì 29 giugno 2014 la nostra comunità, per volontà del parroco don Giuseppe ha celebrato la festa del Corpus Domini in una nuova sede, che non fosse la chiesa, ma all’aperto.

Per opera di volontari si è preparata, per ricevere i fedeli, il piazzale davanti alla sede della Croce Verde (ex magazzino delle Ferrovie) dove si è svolta alle 20,45 la celebrazione con la partecipazione di un folto numero di persone e in un clima di assoluto raccoglimento.

La celebrazione si è conclusa con una processione, con le candele accese, verso la piazza IV Novembre dove si è formato un semicerchio intorno ad un altare sistemato in mezzo alla piazza per la benedizione finale


Il 25 giugno 2015 in processione si è attraversato il paese fino alla chiesa del Sacro Cuore con soste lungo il percorso dove erano stati preparati dei piccoli altari. Uno striscione precedeva il gruppo che ha fatto tappa in piazza IV Novembre dove si è raccolta un bel gruppo di gente per poi terminare il cammino alla Chiesa del Sacro Cuore.






Fine “Come si viveva una volta”

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