COME SI VIVEVA UNA VOLTA (DODICESIMA PARTE) IL CARBONE E LA CARBONAIA
Come si viveva una volta
dai racconti dei nostri anziani (dodicesima parte)
IL CARBONE E LA CARBONAIA
La carbonaia
Era la tecnica per trasformare la legna in carbone vegetale.
Si formava una montagnola conica con al centro un camino di sfogo ed altri cunicoli di sfogo laterali per regolare il tiraggio dell’aria formata da legna sistemata con la massima cura (occorrevano due giorni di lavoro). La base era di 2 metri di raggio e l’altezza di 2 metri e mezzo.
Il tutto veniva ricoperto con uno strato di foglie secche e successivamente con del terriccio con lo scopo di isolare la legna dall’aria. Attraverso un foro veniva alimentata con braci ardenti (occorrevano 8 quintali di legna per una carbonaia di 100 quintali) e occorrono circa 10 giorni perchè il carbone sia pronto.
Con 40 quintali di legna si ricavano 8 quintali di carbone.
A Ghivizzano la “carbonaia” veniva fatta alla Funicolare in via delle Gattoline.
la carbonaia in funzione
Si ricorda che nella zona tra il torrente Segone e il Rio Secco nel 1916 fu aperta una miniera di lignite che fu sfruttata per una decina di anni.
La lignite è un carbone fossile solido di limitato pregio che a Ghivizzano chiamavano “Pilegno” parola che deriva da “pece e legno”(infatti è composto da questi due elementi) e veniva usato principalmente per alimentare la fornace dei mattoni che si trovava nella stessa zona della miniera.
Lignite estratta dalla miniera nella zona in via delle Molina
Nelle cucine di una volta per far da mangiare si usava, oltre al fuoco del camino, i fornelli alimentati a carbone.
Veniva messa nel fornello della brace dal fuoco per accendere il carbone e da una apertura sul davanti, con una ventola si sventolava per tenere ben acceso il carbone.
Carbone e carbonella per i fornelli
Vecchia cucina a carbone con il fuoco
Fornelli a carbone
particolare del fornello dove veniva messa la brace e il carbone.
segue tredicesima parte
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