COME SI VIVEVA UNA VOLTA....A CONTATTO CON LA NATURA ( PRIMA PARTE )

 

Come si viveva una volta……a contatto con la natura       

                                  (prima parte)


            Gli animali della stalla, del cortile e dell’ambiente


La vita di una volta era calma e tranquilla, poche le pretese e pochi i soldi a disposizione.

L’agricoltura e il bestiame era la fonte principale per poter vivere e non mancava il pollaio con galli, galline, pulcini, tacchini e paperi. I conigli venivano allevati in “gabbioni” di legno o liberi nella stalla. Nella stalla si allevava la mucca e il maiale e tutti i campi erano coltivati a prato o seminati a grano e granturco.

Non si trovavano campi abbandonati e si tagliava con la “falcetta”l’erba anche sui bordi dei fossi che serviva da cibo per conigli mentre le zone boschive venivano tenute pulite per la raccolta delle castagne e per far la legna per l’inverno.


Il maiale


Per le famiglie contadine il maiale, detto anche porco, veniva allevato nel porcile che era uno stallino in genere dentro la capanna per lunghi mesi. Il maiale era una delle fonti principali per l’alimentazione familiare per tutto l’anno.

Si ricorda che il maialino veniva in genere comprato alla fiera in Piano di Coreglia e portato a casa in una balla sulle spalle.

Il momento dell’insaccatura era motivo di grande festa nella famiglia con la presenza di un norcino del paese.

L’uccisione del maiale era cosa brutta e atroce dato che veniva ucciso con un punteruolo conficcato sotto l’ascella sinistra in direzione del cuore.

Del maiale non si buttava via nulla a partine dal sangue che veniva usato per confezionale il biroldo (o mallegato).

Le carni selezionate e divise dall’esperto norcino diventavano braciole, prosciutto, lardo, mezzina (o pancetta), salame, salsiccia, mondiola, cotechino o soppressata.

Importante era anche lo strutto che si ottiene per colatura a caldo del grasso del maiale(lardo o sugna) che fatti a pezzetti e cotti vengono spremuti con un canovaccio, conditi con sali e aromi e conservati in barattoli. Le rimanenze del grasso spremuto nel canovaccio prendevano il nome di “ciccioli”.

Gli insaccati venivano poi appesi su una canna in cantina e si usavano quasi tutto l’anno.

Il maschio del maiale si chiama verro e la femmina scrofa.





                                                  Il porcile e il trogolo






Il pollaio


Di grande importanza era il pollaio che in genere era accanto alla stalla. Le massaie lo curavano con passione e mettevano anche i nomi alle galline (bianchina, civettina, rossina) e non mancava il gallo necessario per fecondare le uova da far covare alle chiocce (per una ventina di giorni) La chioccia cova con grande assiduità, gelosa della sua covata e alla nascita tenendoli sempre vicino e proteggendoli di notte al calduccio delle sue piume. Le giovani galline andavano a sostituire le vecchie per la produzione di uova mentre i galletti, appena ingrassati, finivano in pentola o arrostiti. Nel pollaio era facile trovare anche capponi e tacchini e spesso non mancavano anche le anatre.

Gli animali del pollaio venivano lasciati liberi nel cortile o nei prati vicini e all’arrivo della massaia con il mangime gli si faceva tutti intorno.

Grande importanza per l’alimentazione avevano le uova che venivano mantenute immerse in recipienti con della calcina sciolta in acqua.

l pollaio non mancava quasi mai una coppia di “nanine”(galline di piccola taglia) molto brave per la cova.









                                                          Nanina che cova







                                                         Il tacchino e il papero


Il coniglio


Anche l’allevamento del coniglio era comune a tutti i contadini che lo allevavano in gabbioni di legno e retino ed era molto utile per la sua carne.

Il coniglio è un mammifero roditore di piccola taglia dalle orecchie lunghe e coda corta e ed alimentato con erba o fieno foglie, cortecce (frasche di acacia) e gli scarti di tutte le verdure.







La mucca


Nel nostro paese molte erano le stalle e i contadini che allevavano le mucche sia per la carne che per il latte.

Con gli animali della stalla non esistevano giorni di festa dato che si doveva alimentarli e accudirli giornalmente ed erano un importante fonte di sopravvivenza.

L’alimentazione a base di erba e fieno impegnava i contadini al taglio dell’erba per il consumo fresco e per riempire il fienile di fieno per il periodo invernale.

La mungitura viene fatta due volte al giorno per 365 giorno e non c’è ne Pasqua ne Natale e il latte viene usato per bere o per fare burro e formaggi.

Importante la fecondazione e la nascita del vitellino con il portare la mucca al toro e sorvegliare e aiutare nel momento del parto.

La vendita del vitello era una delle poche possibilità di avere denaro. Le mucche venivano usate anche per arare i campi e lo strumento necessario era il “giogo” che era una barra di legno sagomata da applicare al collo dei bovini per farli lavorare in coppia al traino di un aratro o di un carro per il trasporto di cose.






                La mucca con il vitellino nella capanna di Camilli Umberto




                                                                   il giogo


                                         nasiera o mordecchia per bovini





La famiglia di Puccini Giuseppe detto il “Toso” uno degli ultimi allevatori nel nostro paese


Il cavallo


Nei tempi passati il cavallo era l’unico mezzo di trasporto si per le merci che per passeggiare. Nel nostro paese si ricorda il vetturino (il vecchio tassista) Raffaelli Pino e la figlia Giulia con i suoi cavalli, all’ingresso del Portello, i suoi barrocci e il calessino (vedi foto). Si ricorda nel 1920 di aver partecipato, insieme a nostri paesani, ai soccorsi per il terremoto a Villa Collemandina con la lettiga trainata dal cavallo.

Il sindaco Pellegrini Giulio che con il suo calesse andava alla sede del Comune di Coreglia e la famiglia Pacini che aveva un calesse con cocchiere Parducci Niccolo.

Nel dopo guerra si ricorda Marino Giacomelli (Marino del “miccio”) che canticchiando con il suo barroccio portava alle case la legna.

Il cavallo veniva usato anche nei lavori agricoli.

Il mulo era un grande mezzo di trasporto specialmente per carichi pesanti come legna e carbone quando c’erano solo strade mulattiere (dal nome del mulo) che collegavano le varie località e paesi.




                                                  Raffaelli Giulia e il suo calessino






                                                          il mulo e l’asino


                                          Con il calesse nel centro del paese





                                       


Pecore e capre


Le pecore e le capre sono animali domestici appartenenti alla famiglia dei bovidi. Le pecore hanno le corna a spirale mentre le capre cave e lunghe verso l’alto. I maschi della capra si chiama becco ed è dotato di barba e non possiedono un folto pelo caratteristico invece della pecora (la lana deriva dalla tosatura del vello) Il maschio della pecora si chiama montone e il piccolo agnello.

Vivono in gregge e nel nostro paese non ricordiamo pastori ma solo il passaggio di greggi nel periodo invernale per la transumanza.









                           Pecora, capra e forbici per tosare le pecore



Chiocciole e lumache


Il nostro territorio, da sempre, è ideale per il proliferarsi di chiocciole e lumache che prediligono zone umide.

Sono molto prolifiche (una sola depone 120 uova) di giorno si riparano dai raggi del sole e di notte escono e procurano danni ingenti alle colture orticole.

Le chiocciole danno origine alla nomea dei ghivizzanesi in “ciuconi” chiamati così dalle persone dei paesi vicini già dal medioevo (se ne parla in altro articolo).

La chiocciola ha il guscio a differenza della lumaca.



                                                                    Chiocciola





                                                      Lumache e limacce


Le api


Le api sono importantissimi insetti impollinatori.

Le api sono l’unico insetto capace di produrre un alimento commestibile anche per l’uomo: il miele. (per farne un kg una colonia deva fare tre volte il giro della Terra e visitare tre miliardi di fiori)



L’arnia è una casetta fatta di legno che contiene il nido, i telai per il nido e per il miele dove vive la colonia composta dall’ape regina, i fuchi e le api operaie.




Gli attrezzi dell’apicoltore sono la maschera i guanti e l’affumicatore che permettono di lavorare in sicurezza intono alle arnie per le varie attività e per l’estrazione del miele dai telai.





                                                        L’affumicatore


Le punture delle api producono dolore, arrossamento, gonfiore e prurito e per alcuni soggetti allergici una solo puntura può portare alla morte per reazione anafilattica.



                                       Gonfiore causato da puntura di ape


Anche nel nostro paese, nel passato, alcuni si sono dedicati all’allevamento delle api e ancora oggi Orsi Silvano si dedica con passione all’apicultura con la sistemazione di diverse arnie e la produzione di un ottimo miele.


LE LUCCIOLE (Luciola)


Le lucciole sono coleotteri della famiglia dei Lampiridi ed emettono luce propria dal proprio addome illuminando le campagne nelle notti estive. Purtroppo stanno gradualmente scomparendo a causa dei pesticidi, della cementificazione e dell’inquinamento luminoso. Il caratteristico bagliore ad intermittenza dell’addome si chiama bioluminescenza ed è finalizzato all’accoppiamento. La femmina può emettere luce per oltre due ore mentre il maschio solo per brevi istanti. La luce è emessa per reazione chimica assimilando ossigeno unito ad una sostanza chiamata luciferina.

Nel nostro paese ma anche in Garfagnana e nella piana di Lucca, era usanza per i bambini raccoglierne alcune per poi metterle sul tavolo coperte con un bicchiere capovolto. Questa operazione avrebbe sfruttato qualche spicciolo naturalmente messo dai genitori che così liberavano i piccoli animaletti.

Fino ad alcuni anni fa, osservando nel buio verso i campi era uno spettacolo straordinario il vedere centinaia di lucciole svolazzare con le loro luci intermittente ad illuminare le calde sere estive.







Cavestro è la fune per legare le bestie o per assicurare il carico sul dorso di una bestia da soma


Bardella o Basto è una sella larga generalmente di legno imbottita

da mettere in groppa ai cavalli o ai muli per trasportare ceste, legna, bigongi e altri carichi.





Corollo Panno arrotolato in modo da formare un imbottitura a forma di ciambella per proteggere il capo delle donne e distribuire il peso e portare in equilibrio vari oggetti (esempio brocche d’acqua o ceste di biancheria)


Il basto o fagotto usato dagli uomini per proteggersi il collo e la schiena. Era fatto di stoffa o balla con una specie di cuffia che proseguiva con un imbottitura di paglia o fieno.




Segue seconda parte

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